domenica 28 ottobre 2012

sapevate che..... anche il bere moderato fa male al cervello ..


Secondo alcuni, bere moderate quantità di bevande alcoliche può essere benefico per la salute cardiovascolare. Ma, posto che questo sia vero, secondo un nuovo studio della Rutgers University, sarebbe invece dannoso per il cervello adulto poiché ne verrebbe intaccata la plasticità strutturale.

I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Neuroscience, e suggeriscono che il cervello può essere danneggiato nella produzione di cellule, che verrebbe ridotta del 40%, in particolare se si è dediti a bere poco durante la settimana e bere di più nei fine settimana.
Ad averlo scoperto sono stati Tracey J. Shors, professoressa di neuroscienze comportamentali e sistemi presso la Rutgers University e la dottoressa Megan Anderson, le quali hanno collaborato con Miriam Nokia della University of Jyvaskyla in Finlandia.

«Anche bere con moderazione può trasformarsi in binge drinking [bere compulsivo] senza che la persona se ne accorga – ha commentato Anderson nella nota Rutgers – A breve termine potrebbero esserci danni motori o funzionali impercettibili, ma a lungo termine questo tipo di comportamento potrebbe avere effetti molto negativi su apprendimento e memoria».
I test per valutare l’impatto dell’alcol, nella misura dello 0,08% – che è il limite legale tollerato per la guida di un veicolo negli Usa e in altri Paesi – è stato condotto su modello animale. La dose di alcol è stata comparata a quella che si otterrebbe per un essere umano con il consumo di 3-4 bevande per le donne e 5 per gli uomini.

I risultati dei test e delle analisi hanno permesso di scoprire che nei roditori che avevano “bevuto” vi era una riduzione di circa il 40% delle cellule nervose prodotte nell’ippocampo, la regione del cervello in nascono nuovi neuroni e che è collegata a diverse modalità e funzioni di apprendimento.
«Se questa area del cervello è colpita ogni giorno per molti mesi e anni, alla fine si potrebbe non essere in più grado di ottenere nuove abilità o imparare qualcosa di nuovo nella vostra vita – spiega Anderson – E’ qualcosa di cui si potrebbe anche non essere a conoscenza che si sta verificando».

La differenza tra il bere moderato e no sta dunque nel sapere quali sono i limiti che ogni persona ha: a seconda non solo del genere di appartenenza, ma anche perché ognuno è un caso a sé. Se per una persona tre bicchieri sono pochi, per un’altra possono essere troppi. In ogni caso, se è solo una questione di vantaggi presunti per il cuore, e visti i danni non solo al cervello, è bene comunque sapere che l’alcol non fa bene.
Mettiamo pertanto da parte l’idea che quando si è in compagnia bisogna per forza bere alcol, e anche quella che nel fine settimana bisogna “sfogarsi”, e pensiamo di più a noi stessi e alla nostra salute.
«Questa ricerca indica che il bere sociale o giornaliero può essere più dannoso per la salute del cervello più di quello che oggi si ritiene da parte delle persone in generale», conclude a questo proposito Anderson.

martedì 23 ottobre 2012

la donna dopo i 45 anni si vede così


 Come si sentono le italiane over '45? Mai state così bene! Questo è quanto dichiarano le donne fra i 45 e i 60 anni che SDA Bocconi ha coinvolto nella prima ricerca su questo target promossa da Playtex,storico marchio di abbigliamento intimo femminile. La ricerca fornisce una fotografia, precisa e aggiornata, di una popolazione femminile che oggi è la fascia più numerosa della popolazione con il suo 26,28% (dati ISTAT_2009) e che ha vissuto cambiamenti radicali di ruolo e immagine negli ultimi 50 anni. Per le donne di questa fascia d'età il segreto del benessere è l'armonia, una conoscenza di sé e del proprio corpo che si può ottenere solo con l'esperienza. L'abbigliamento è la prima strada per correggere le imperfezioni e avvicinarsi al proprio ideale. La lingerie è la prima rassicurazione e il primo piacere nella scelta della propria immagine quotidiana. In quest'ottica, la lingerie shaping, dopo la diffidenza iniziale legata a retaggi 'costrittivi', diventa un'alleata formidabile quando associata a elementi seduttivi dall'alto valore simbolico, primo fra tutti il pizzo. La ricerca si è avvalsa anche di un’analisi del contenuto delle campagne pubblicitarie dedicate alle donne dal 1960 al 2010, su un campione rappresentativo di testate periodiche italiane. Barbara Salimbeni, direttore marketing Branded Apparel Italia, ha dichiarato: «Siamo lieti di aver collaborato con SDA Bocconi a questo importante progetto di ricerca, in linea con la mission del marchio Playtex: offrire alle donne che hanno superato i 40 anni una lingerie che, per performance di innovazione ed estetica, incontra le richieste reali attraverso il costante ascolto dei loro bisogni».

secondo le donne l'uomo perfetto dovrebbe essere così



Un sondaggio inglese ha coinvolto 2.000 donne ha cercato di risolvere quello che alcuni uomini considerano uno dei più grandi misteri dell’universo: quali siano gli uomini che piacciono alle donne. O almeno, alle donne inglesi, dovremmo dire. Ecco allora la descrizione che ne è venuta fuori.



L’uomo ideale è alto circa 1,85, atletico, capelli scuri corti e occhi marroni, ha un buon senso del vestire, tendenzialmente elegante (non è gradito l’abbigliamento sportivo puro), è laureato ed ha un reddito medio alto.  Deve essere un tipo dolce e sensibile, ma deve dire “Ti amo” solo quando lo pensa veramente.

Inoltre, l’uomo ideale guida preferibilmente un Audi, beve birra piuttosto che vino e mangia carne (l’essere vegetariani, in un uomo, è visto come un punto a sfavore). E’ un tipo divertente che ama scherzare piuttosto che limitarsi a conversazioni profonde.

Per quanto alle intervistate piacerebbe essere accompagnate a fare shopping, hanno anche sostenuto che non dispiacerebbe loro che shopping e gli acquisti vengano lasciati a loro, in modo da avere più libertà. Non c’è niente di male se l’uomo perfetto guarda la partita di calcio con gli amici anziché rimanere con la sua compagna a guardare le soap opera (un atteggiamento che le intervistate ritengono poco mascolino), ed è bene che ammetta apertamente quando stava guardando altre ragazze piuttosto che cerchi di nasconderlo. Per ultimo, l’uomo ideale deve telefonare alla madre due volte a settimane (non troppe da essere considerato “mammone”, ma neanche troppo poche da essere considerato poco attento alla famiglia).

martedì 16 ottobre 2012

Rara malattia sta trasformando due fratelli inglesi in neonati


Due fratelli inglesi, Matthew e Michael Clark (rispettivamente 39 e 42 anni) sono stati colpiti da una rara e grave malattia che ne ha invertito l’evoluzione e l’invecchiamento. Non si tratta tanto di un ringiovanimento fisico, quanto di una regressione mentale.



I due hanno iniziato a mostrare cambiamenti del comportamento circa due anni fa, che si sono sempre più accentuati: gli esami neurologici hanno scoperto che i due sono affetti da una rara forma di leucodistrofia, una malattia che colpisce il cervello danneggiando i collegamenti tra i neuroni.

I due sfortunati fratelli sono peggiorati nel tempo, trovandosi costretti prima a lasciare il lavoro, poi a tornare a vivere a casa dei genitori in modo da poter essere seguiti costantemente.

Ora la regressione mentale li ha portati ad un’età mentale equivalente a quella di un bambino di 10 anni, di cui hanno il medesimo comportamento: passano le loro giornate tra giochi da tavola, cartoni animati e merendine.

Chiaramente sconvolti i genitori dei due, che hanno visto i figli letteralmente perdere tutti i loro talenti e capacità: “E’ una malattia terribile per loro ma è sconvolgente anche per noi. Siamo completamente impotenti.”

sabato 13 ottobre 2012

La dipendenza da sesso è una malattia vera .........Il sesso fa bene, lo dicono gli esperti. Ma, come per tutte le cose, ci vuole equilibrio. E il troppo, si sa, stroppia. Ma quand’è che si può dire che è “troppo”? Qual è il confine tra “nella norma” e “fuori norma”? A rispondere a questa domanda ci ha pensato uno studio condotto – così dicono – per definire le regole in base alla quali si può decidere che una persona è affetta o meno da dipendenza da sesso. La dipendenza da sesso – o sex addiction, come la chiamano gli americani – è così stata classificata come una vera e propria malattia mentale, tanto che si sta valutando come includerla nella “bibbia” delle condizioni mentali: il “Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali” (DSM). I ricercatori della UCLA, l’Università della California a Los Angeles, hanno coinvolto nello studio 207 persone che erano state ricoverate in cliniche per la salute mentale. Gli autori dello studio non conoscevano le ragioni per cui queste persone erano stare ricoverate. Di queste, tuttavia, si è poi constatato che 152 erano state inviate in clinica per problemi di natura e comportamento sessuale; 20 per abuso di sostanze e 35 per altre condizioni psichiatriche. I risultati dello studio saranno poi vagliati dall’American Psychiatric Association che valuterà se e come includere la dipendenza da sesso nella guida DSM. Ma il primo scoglio da superare è proprio la definizione del disturbo. Altro scoglio, è definire qual è la soglia per cui una persona è soltanto “uno che fa sesso frequentemente” o uno che invece ha “un’attività sessuale eccessiva”, sottolinea il professor Rory Reid, psicologo e ricercatori presso l’UCLA. Una volta definito il comportamento che rientra nella definizione di “hypersexual disorder”, gli operatori sanitari – che siano psichiatri, psicologi, assistenti sociali – potranno così suddividere le persone in “buoni” e “cattivi”, ossia chi ha il disturbo e chi no. Consci che tuttavia questa etichettatura può anche essere controproducente, i ricercatori si sono affrettati a precisare che qui non si sta cercando di trasformare in disturbi i comportamenti comuni, come per esempio fare molto sesso o fare uso di pornografia. Ciò che quindi intendono definire come hypersexual disorder, è quell’impulso irrefrenabile a fare sesso anche in momenti e situazioni che non hanno niente a che vedere con l’intimità. Tra questi ci sono momenti della giornata che potrebbero mettere in pericolo il posto di lavoro, il rapporto stesso con il/la partner, le proprie finanze e, infine, anche la salute. In questo studio, il disordine da ipersesso è stato definito come: “fantasie ricorrenti e intensi impulsi sessuali, insistenze sessuali, e comportamento sessuale [eccessivo]” che perdurano da almeno 6 mesi. Questo genere di fantasie, impulsi e comportamenti, per rientrare nella sindrome devono causare disagio nel paziente – sottolineano i ricercatori – o interferire con alcuni aspetti della vita del paziente stesso, come per esempio il mondo del lavoro o la vita sociale. Per essere classificato come “disordine”, questi comportamenti non devono essere causati da droghe o alcol, o un altro disturbo mentale. Con detti parametri, gli autori dello studio, hanno valutato il “disordine” dei 207 volontari. Le valutazioni hanno permesso loro di stabilire che 134 dei 152 pazienti ricoverati per problemi sessuali mostravano l’hypersexual disorder; i 18 rimanenti hanno ricevuto una diagnosi di altra condizione psichiatrica o addirittura nessuna diagnosi. Tutti gli altri volontari che erano stati ricoverati in clinica per altre condizioni mentali non hanno ricevuto alcuna diagnosi da hypersexual disorder, ma solo diagnosi di disturbi correlati alla loro condizione (l’abuso di sostanze, nevrosi o altro). Dall’indagine condotta anche per mezzo d’interviste ai pazienti, i ricercatori hanno scoperto che le aree che davano maggiori problemi nei comportamenti sessuali erano la masturbazione e la visione di materiale pornografico. Alcuni dei pazienti, a tale proposito, hanno riferito di aver perso il posto di lavoro a causa della difficoltà di controllare gli impulsi sessuali. Il loro comportamento è stato tale anche se hanno cercato di resistervi come più potevano e, per questo stesso motivo, si sono sempre sentiti in colpa e disprezzavano se stessi per aver provocato dei danni fisici ed emotivi a se stessi e agli altri. Come sempre, prima di includere una definizione “standard” della dipendenza da sesso nel Manuale, saranno necessari ulteriori e approfonditi studi, spiegano i ricercatori. Dopo di che, chiunque pensi di rientrare nella categoria “disturbati” può chiedere aiuto al personale sanitario preposto. Facciamo dunque attenzione a quanto sesso facciamo… o quanto vorremmo farne. ...

http://www.lastampa.it/2012/10/12/scienza/benessere/lifestyle/la-dipendenza-da-sesso-e-una-malattia-vera-J2CxbK2XofKy6JIKAA295M/pagina.html

giovedì 11 ottobre 2012

un'alligatore gli stacca un braccio..e la polizia cosa fa?...da non credere


Un uomo di Everglades City, in Florida, ha perso una mano che gli è stata strappata da un alligatore. L’uomo, il 63enne Wallace Weatherholt, era in gita con la famiglia quando hanno incontrato un alligatore che lo ha morso strappandogli la mano all’altezza del polso.

Una brutta esperienza per chiunque, ma in questo caso al danno si aggiunge la beffa: la polizia forestale ha infatti deciso di multare Weatherholt per avere dato del cibo all’animale. L’incidente sarebbe secondo loro avvenuto infatti mentre l’uomo cercava di offrire del cibo all’animale.
La polizia della Florida prende infatti molto sul serio il divieto di alimentare gli alligatori, spiega David Weathers, uno specialista di questi animali, perché “gli alligatori hanno una paura naturale degli esseri umani, e se ne vedono uno scappano”, ma se gli si offre del cibo “perdono la paura” e anzi possono sentirsi incoraggiati ad avvicinarsi agli esseri umani, e ad attaccarli.

Anche per questo motivo, i guardaparco hanno rintracciato ed ucciso l’animale, recuperando dal suo stomaco anche la mano dell’uomo, che però i dottori non sono riusciti a riattaccare.