mercoledì 30 gennaio 2013

In questi giorni è previsto il picco influenzale. Per difendersi dall’attacco dei virus ci sono diversi modi. Uno di questi è quello di prevenire la diffusione della malattia a partire da casa nostra


Come fare per difendersi dalla sempre più agguerrita influenza? Specie in questi giorni in cui è previsto il picco dei casi d’infezione?
Se il modo migliore sarebbe non respirare – cosa non proprio consigliabile – ve ne sono tuttavia altri che possiamo mettere in pratica e che sono stati suggeriti da Allison Janse, coautrice di una guida per ingannare i germi di raffreddore e influenza dal titolo “The Germ Freak’s Guide To Outwitting Colds and Flu”, la quale ne ha parlato all’Huffington Post.

Allison Janse inizia il suo lungo elenco di espedienti consigliando di mettere da parte gli asciugamani tradizionali e, in questo periodo, utilizzare asciugamani di carta monouso – specie se in casa ci sono già persone ammalate.
Se si utilizza una spugna o una spazzola per lavare i piatti, sterilizzare questi elementi in lavastoviglie tutti i giorni.
Pulire e disinfettare accuratamente il lavandino del bagno perché, secondo Janse, questa zona è un punto caldo per i virus di influenza e raffreddore. Prestare particolare cura anche ai rubinetti, i quali sono toccati da più mani – specie quelle infette.

Altri oggetti di uso quotidiano e toeletta da tenere puliti sono gli spazzolini da denti: oltre a pulirli come si deve tenendoli per un buon tempo sotto il getto dell’acqua corrente, è bene evitare che siano conservati l’uno vicino all’altro e che, magari, si tocchino. Se si è avuta l’influenza o il raffreddore, prevedete di sostituire lo spazzolino quando si sia guariti.
Ulteriori “zone calde” da disinfettare con cura sono gli interruttori della luce, sia di casa che in particolare del bagno – e anche le maniglie delle porte.
Secondo Janse, è importante che i prodotti utilizzati per la pulizia siano dichiaratamente disinfettanti, perché altrimenti non si fa che spargere in giro i germi.

Lavarsi sempre bene le mani, anche con un normale sapone, tenendole sotto l’acqua almeno 20-30 secondi. Disinfettare anche altri oggetti di uso comune come i telecomandi, le tastiere dei computer, i telefonini e i telefoni, i controller delle consolle di gioco e compagnia bella. In questo caso, Janse consiglia i disinfettanti spray da lasciare agire per qualche minuto e lasciare asciugare all’aria.
Se in casa c’è qualcuno ammalato, secondo l’esperta, bisognerebbe lavare la biancheria ogni giorno: lenzuola, federe, asciugamani eccetera sarebbero un covo di germi. Nel caso si utilizzi la lavatrice, scegliere un lavaggio con acqua calda, anziché fredda.

Se, poi, a essere ammalato e il proprio coniuge o partner, per chi è ancora sano è meglio dormire sul divano, o comunque in un altro letto o stanza che non siano quelli matrimoniali.
Infine, se dopo tutti questi accorgimenti ci si busca comunque l’influenza, be’, non resta che fare buon viso a cattivo gioco e aspettare che passi.


http://www.lastampa.it/


martedì 29 gennaio 2013

Cellulite, rimedi fatti in casa. Ecco come combatterla con caffè e olio d'olio d'oliva

In tempo di crisi è facile scegliere il fai da te anche in campo di trattamenti di bellezza. In vetta alla classifica degli «incubi di una donna» c'è la tanto temuta e odiata cellulite. Pare che per combattere l'antiestetica buccia d'arancia il rimedio più efficace sia l'impacco a base di fanghi. Come realizzarne di ottimi in versione home made? Con caffè in polvere e olio d'oliva. La semplicissima ricetta prevede di scaldare, ma non troppo, dei fondi di caffè nel microonde e mescolarli con un cucchiaio di olio d'oliva. Stendere il mix su gambe, cosce e glutei (o comunque sulle zone maggiormente colpite dalla cellulite), avvolgersi nella pellicola trasparente e attendere 30 minuti. Passato il tempo di posa, rimuovere la pellicola e sciacquare con acqua tiepida. Se ripetuto almeno 2-3 volte a settimana, il trattamento regala un visibile miglioramento: tutto merito della caffeina. Applicata esternamente sulla pelle aiuta a ridurre il numero delle cellule di grasso sotto la pelle, ad aumentare il flusso di sangue e ad espellere le tossine in eccesso.
http://www.ilmessaggero.it/benessere

e voi ce l'avete il fattore x ?


Possedere un cromosoma in più, definito dagli scienziati come il fattore X, farebbe aumentare l’appetito sessuale nei maschi. Questo potrebbe spiegare perché alcuni hanno sempre in mente il sesso e lo fanno con più frequenza di altri
In molti si domandano perché alcuni maschi siano più “vogliosi” di altri e perché abbiano sempre un appetito sessuale che pare insaziabile.
Che la spiegazione si trovi in una predisposizione naturale, o l’ambiente in cui si è cresciuti? Forse sì, forse no. Fatto sta che, secondo un nuovo studio, dietro a tutto questo potrebbe invece esserci un cromosoma. Uno che il maschio con il chiodo fisso potrebbe avere in più.

Lo hanno chiamato"X factor", e non è la nota gara musicale, ma un gene. O meglio: un cromosoma sessuale che i maschi del modello animale oggetto dello studio avrebbero in più, rispetto agli altri maschi.
Sebbene lo studio sia stato condotto sui topi, i ricercatori sottolineano che i geni che determinano il sesso sono simili in tutti i mammiferi, compreso l’essere umano. A motivo di ciò i risultati potrebbero essere applicati all’uomo; in particolare a coloro che hanno un cromosoma X in più e nei maschi con sindrome di Klinefelter.

Come tutti sanno, le lunghe stringhe o spirali di DNA che contengono i geni, sono dette cromosomi. Negli esseri umani troviamo 23 coppie di questi cromosomi, che sono l’eredità lasciata da ognuno dei genitori. Nello specifico, i maschi possiedono un cromosoma X e uno Y; le femmine, due cromosomi X. Ma, come detto, ci sono le eccezioni e sono quelle che presentano 3 cromosomi: per esempio due X e un Y, oppure due Y e un X – a formare rispettivamente soggetti XXY e YYX. I maschi “sessuomani” dello studio farebbero parte del gruppo XXY, ossia con un cromosoma extra di tipo femminile.

Lo studio, i cui risultati riportati da LiveScience sono stati pubblicati sulla rivista Hormones and Behaviour, ha preso in esame due speciali gruppi di topi che erano stati modificati geneticamente per presentare le diverse varianti cromosomiche, in modo da studiarne le differenze di comportamento.
Paul Bonthuis e colleghi dell’Università della Virginia hanno così scoperto che non è il cromosoma in più a modificare lo sviluppo degli organi sessuali, o la sessualità dei modelli, quando questi cromosomi si presentavano a tre: per esempio un X in più per i maschi e un Y in più per le femmine. Le cose cambiavano quando due di questi cromosomi venivano accoppiati e poi abbinati a un altro cromosoma: per esempio una coppia formata da XY più un terzo cromosoma X nei maschi.

I maschi XXY, infatti, mostravano di essere circa due volte più veloci nell’eiaculare e avevano eiaculato quasi due volte più spesso di quelli con un solo cromosoma X. Hanno anche avuto più spesso rapporti sessuali con le femmine, e durante l’accoppiamento hanno mostrato di più spinta nei movimenti pelvici.
«Prendiamo questi risultati nel senso che non tutte le differenze sessuali nel comportamento sono dovute alle differenze nelle secrezioni ormonali da parte delle ovaie e dei testicoli – sottolinea Bonthuis – I nostri studi indicano che dirette differenze genetiche tra individui XX e XY […] possono anche svolgere un ruolo nel causare differenze sessuali nel comportamento».

Un’ipotesi è che vi possa essere un gene sconosciuto su quello che è il cromosoma X che ha un effetto imprevisto sul comportamento sessuale – nei topi in questo caso, ma con tutta probabilità anche negli altri mammiferi, esseri umani compresi.
«Non sappiamo ancora quale gene sul cromosoma X sia la causa di questo effetto sul comportamento. Ma solo un centesimo di ogni piccolo gene è espresso su entrambi i cromosomi X. […] E’ difficile dire con certezza cosa potrebbe essere il fattore X, ma abbiamo alcuni candidati probabili», ha aggiunto Bonthuis, alludendo ai maschi affetti dalla sindrome di Klinefelter.
Questa sindrome colpisce circa un bambino ogni 500/1.000 nuovi nati e si caratterizza per l’infertilità e una diminuzione dei livelli di testosterone, oltre ad altri sintomi. Tuttavia in molti maschi non si sviluppano tutti o in parte i sintomi.
Precedenti ricerche hanno mostrato che proprio gli uomini sterili con la sindrome di Klinefelter avevano una vita sessuale più attiva, rispetto ai maschi XY normali. Lo studio del fattore X potrebbe così spiegare il perché.
http://www.lastampa.it

lunedì 28 gennaio 2013

rossetto :antidoto contro la crisi


BARBARA FERRERO
Che le donne lo amino incondizionatamente, è un dato di fatto. Ma c’è di più: è stato rilevato che le vendite del rossetto aumentano notevolmente nei periodi di crisi economica come quello che stiamo vivendo. Insomma, non un semplice cosmetico ma un vero e proprio indicatore economico: non a caso si parla di Lipstick Index,  termine coniato dal presidente della Estée Lauder durante la recessione del 2000 e tornato recentemente d’attualità con i dati resi noti da un altro grande marchio cosmetico comeRimmel che  - complice il lancio della prima collezione di rossetti firmata dalla supertestimonial Kate Moss - evidenziano un recente incremento del 30% nelle vendite. Quindi, rossetto come antidoto contro la crisi: un piccolo, coloratissimo lusso che ci si può concedere anche nei momenti più bui per affrontare “in bellezza”, con ottimismo ed energia, ogni difficoltà. Il colore? In pole position ovviamente il rosso-rosso nelle sfumature più hot. Non c’è che l’imbarazzo della scelta tra le tonalità infuocate delle nuove lipstick collection, da Red To Wear di Elizabeth Arden a Rouge Allure di Chanel, da L’Absolu Rouge di Lancôme a Classic Cream Lipstick di Dolce & Gabbana. Per quanto riguarda la texture, accanto a quella classica del lipstick - resa  sempre più ricca e performante con l’aggiunta di complessi idratanti, nutrienti e  volumizzanti - la novità di stagione sono i fluidi che vestono le labbra di colore puro, come Rouge Pur Couture di Yves Saint Laurent o La Laque di Shiseido. Leggeri e brillanti, consentono di puntare anche sulle tonalità più intense senza appesantire il trucco e di dosare la giusta quantità di prodotto grazie all’applicatore. Non a caso i make-up artists  usano il pennello per truccare la bocca in modo assolutamente perfetto…

(a cura di ALLURE)
http://www.lastampa.it

Facebook ci rende più invidiosi e insoddisfatti


L’uso del più famoso social network al mondo pare faccia poco bene all’umore e ai sentimenti, poiché dal suo utilizzo ne deriverebbero frustrazione, invidia e insoddisfazione. Lo studio
Chi non ha il suo profilo su Facebook? Quelli che utilizzano Internet, praticamente tutti – o quasi.
E’ una consuetudine. Così come lo è aggiornare la propria pagina aggiungendo foto, commenti, link e via dicendo. Anche i messaggi tra gli utenti sono popolari, ma quello che pare faccia più effetto è proprio il profilo e i suoi possibili aggiornamenti.
Spesso, le buone notizie pubblicate dall’interessato non sempre sono vissute come tali da chi le legge.

Per comprendere meglio questo fenomeno, i ricercatori tedeschi del Dipartimento di Sistemi Informativi della Technische Universität Darmstadt e l’Istituto dei Sistemi Informativi della Humboldt-Universität zu Berlin hanno condotto uno studio per valutare i sentimenti delle persone che utilizzano Facebook.
Dalle interviste condotte e dai dati raccolti il professor Peter Buxmann e la dottoressa Hanna Krasnova hanno scoperto che più di un terzo degli intervistati hanno dichiarato di provare dei sentimenti in prevalenza negativi, come per esempio la frustrazione. Causa di questo sentimento è spesso l’invidia che pare gli utenti abbiano dei loro “amici” del social.

«Sebbene gli intervistati fossero riluttanti ad ammettere di aver provato invidia, mentre erano collegati a Facebook – ha spiegato la dottoressa Krasnova nel comunicato TUD – spesso si presume che l’invidia possa essere la causa che si cela dietro alla frustrazione da “altri” su questa piattaforma: una chiara indicazione che proprio l’invidia è un fenomeno saliente nel contesto di Facebook».
Come accennato, sarebbe dunque l’ostentato successo in qualche ambito segnalato dagli “amici” virtuali che può promuovere il confronto sociale che, a sua volta, può scatenare il conflitto e provocare invidia con maggiore facilità.

Secondo i ricercatori, i soggetti che sono più a rischio frustrazione e invidia sono proprio quelli che di solito fruiscono del social network come fonte di informazioni. Le più comuni azioni sono la lettura di messaggi di amici, il controllo dei feed relativi alle notizie, o la navigazione attraverso le foto.
Questo modo di fare, poi, spesso porta a una spirale in cui l’invidia la fa da padrona e uscire da questo circolo vizioso diviene difficile, sottolineano gli autori.

Altro dato emerso dall’indagine è che circa un quinto di tutti gli eventi più recenti online/offline  che avevano provocato l’invidia tra gli intervistati ha avuto luogo in un contesto di Facebook, a dimostrazione dell’enorme ruolo che il social network ha sull’emotività degli utenti.
La “spirale invidia”, si manifesta infine con il comportamento quasi compulsivo da parte dell’utente che – proprio per invidia – tende a migliorare il proprio profilo aggiungendo notizie buone per lui, successi e altro. Solo che, in questo modo, si scatena l’invidia di un altro, il quale, a sua volta arricchisce il proprio profilo… Ecco come si crea la spirale, che rischia di diventare senza fine.

Tra le categorie che più sono state oggetto d’invidia pare non vi sia, per esempio, il lavoro o la carriera, ma le vacanze, lo svago, l’amore e il tempo libero. Queste categorie sono anche quelle più aggiornate con foto e ricordi vari – per cui anche le più seguite. I sentimenti di frustrazione e invidia influiscono non solo nella vita “virtuale” del social, ma hanno anche un impatto negativo sulla vita di tutti i giorni, è infine emerso dall’indagine.
«In considerazione del fatto che l’uso di Facebook è un fenomeno mondiale e l’invidia è un sentimento universale, un sacco di persone sono soggette a queste conseguenze dolorose», conclude la dottoressa Helena Wenninger, coautrice dello studio.
I risultati dell’indagine saranno presentati al’11th International Conference Wirtschaftsinformatik (Sistemi Informativi ) che si terrà a Lipsia, in Germania, dal 27 febbraio al 1 marzo 2013.
http://www.lastampa.it

martedì 22 gennaio 2013

Sesso, previene il tumore e allunga la vita. Il segreto è

Che fare sesso faccia bene non è una novità. Lo è invece il fatto che, farlo quando se ne ha voglia, allunga la vita. Secondo uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Jena in Germania troppo self control, chetalvolta impedisce di lasciarsi andare, aumenta il rischio di pressione alta, malattie cardiovascolari e tumore. Al contrario liberare l'ossitocina detta anche ormone dell'amore - che nel caso dell'orgasmo viene rilasciata nel sangue in quantità 5 volte superiore rispetto ai livelli normalmente registrati -, aiuta a regolare la temperatura corporea, aumenta le difese immunitarie e controlla la pressione sanguigna. L'invecchiamento si sa è anche una questione di abitudini: tra quelle sane c'è una corretta attività sessuale, fatta quando se ne ha voglia, senza rinunce e inutili privazioni. Secondo lo studio tedesco chi si trattiene vive in media due anni in meno rispetto a chi fa l'amore in libertà. Unica controindicazione è che nel caso di disturbi il fisico degli «amatori» abbia bisogno di più tempo per riprendersi.

http://www.ilmessaggero.it/benessere/lacoppia/sesso_tumori_coppia/notizie/245841.shtml


secondo uno studio Le patatine fritte con l’olio giusto possono anche fare bene


Le patatine, se fritte in olio extravergine di oliva, pare posseggano proprietà antinvecchiamento, grazie al buon contenuto di polifenoli. Da piatto demonizzato possono dunque diventare un must salutare?
Rintocca ancora nelle orecchie il monito di non mangiare le patatine fritte perché pregne di grassi dannosi per la salute. Ma, oggi, pare che non solo non facciano più male, ma che siano più digeribili e ricche di sostanze antiossidanti – a patto che però siano fritte con l’olio giusto.

E l’olio giusto sarebbe l’olio extravergine di oliva – vanto del Belpaese – che secondo uno studio condotto dal dipartimento di scienza degli alimenti della facoltà di agraria dell’Università di Napoli Federico II, e riportato in una nota di Unaprol Consorzio olivicolo italiano, avrebbe il pregio di far cambiare idea sui fritti.
Lo studio afferma che le patatine, se fritte con l’olio extra vergine di oliva si arricchiscono di sostanze antiossidanti che, quanto tali, combattono l’invecchiamento.
Lo studio ha preso in esame il ciclo di cottura di una normale friggitrice domestica, sottolinea la nota Unaprol. Ed è stato dimostrato che dopo una frittura di 7-8 minuti alla temperatura di 180-200°C – da ogni 100 grammi di patatine fritte con l’olio extra vergine di oliva è stato possibile estrarre e dosare tra i 3 e gli 8 mg di sostanze fenoliche antiossidanti.

«L’olio extra vergine di qualità – afferma il presidente  Massimo Gargano – resiste alle elevate temperature meglio di altri oli alimentari per il basso contenuto di componenti polinsaturi e per la presenza di antiossidanti, anche dopo diverse ore di frittura continua».
Tutto ciò è reso possibile perché durante la frittura l’olio extravergine rilascia parte degli antiossidanti più idrosolubili (idrossitirosolo), arricchendo i cibi fritti di questi benefici componenti naturali.
«Peccato che di patate, fritte con l’olio extra vergine di oliva, ve ne siano ancora così poche in commercio», conclude Gargano.
http://www.lastampa.it/