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venerdì 3 maggio 2013
Attenzione al calcio nelle arterie: si rischia l’infarto
LM&SDP
Malattie cardiache, cardiovascolari e conseguenti infarti, ictus e così via sono tra le maggiori cause di morte o invalidità nel mondo occidentale.
Nonostante da più parti si faccia appello alla prevenzione quale migliore mezzo per evitare di esserne vittima, sono ancora troppe le persone che ogni giorno cadono vittime di un infarto o ictus.
Tra i diversi modi per prevenire queste patologie, oltre a uno stile di vita più sano e un altrettanto sana dieta, secondo gli scienziati statunitensi c’è anche il tenere d’occhio i livelli di calcio nelle arterie. Elevate concentrazioni di questo minerale, infatti, aumenterebbero di ben 6 volte il rischio di attacco di cuore e malattie coronariche.
Lo studio, pubblicato sul Journal of American College of Cardiology, è stato condotto presso il Los Angeles Biomedical Research Institute (LA BioMed) in collaborazione con altri cinque siti, e suggerisce come un monitoraggio più frequente dei pazienti con accumuli di calcio nelle arterie coronarie potrebbe aiutare a determinare il rischio di attacchi di cuore. Questo tipo di analisi diviene fondamentale, perché conoscere per tempo i livelli di concentrazione di calcio nelle arterie può offrire ai pazienti tempo prezioso per apportare modifiche al proprio stile di vita e ridurre il rischio.
I ricercatori hanno valutato il rischio cardiovascolare di 6.778 ambosessi di età compresa tra i 45 e gli 84 anni che facevano parte del Multi-Ethnic Study of Atherosclerosis (MESA). Tutti i partecipanti non avevano avuto storia di malattia coronarica prima di iscriversi al MESA.
Le analisi dei dati e degli esami ha permesso ai ricercatori di stabilire che quasi la metà dei partecipanti presentava accumuli di calcio nelle arterie fin dall’inizio dello studio. La maggior parte di questi soggetti ha poi continuato ad accumulare il calcio durante il periodo di studio: i livelli sono stati misurati circa 2,5 anni dopo gli esami iniziali eseguiti per mezzo di Tomografia Computerizzata (TC).
La revisione finale dei dati ha mostrato che coloro che presentavano un accumulo di calcio in 330 o più unità avevano un aumento del rischio di malattia coronarica o evento cardiaco di 6 volte maggiore, rispetto a coloro i cui livelli di calcio erano nella norma o più bassi. Il rischio, infine, permaneva indipendentemente da altri fattori di rischio.
«Sapevamo che il calcio dell’arteria coronaria può essere correlato alla malattia di cuore – spiega il dottor Matthew Budoff, autore principale dello studio – ma questo studio mostra che la progressione dell’accumulo del calcio nelle arterie può essere un fattore significativo nel valutare il rischio che un paziente possa essere vittima di un infarto in futuro».
«Conducendo scansioni seriali con la TC – aggiunge Budoff – potremmo essere in grado di identificare le persone ad alto rischio di un attacco di cuore e di intervenire per evitare questi attacchi attraverso nuove terapie, cambiamenti dello stile di vita e altre modifiche. Ulteriori studi sono necessari per determinare se scansioni TC più frequenti possano essere un approccio conveniente per ridurre le malattie cardiache e coronariche: la causa numero uno di morte per uomini e donne negli Stati Uniti».
giovedì 2 maggio 2013
Noci per la salute del cuore, e non solo
Tre diversi studi confermano che mangiare frutta secca a guscio migliora la salute in generale e riduce il rischio di malattie cardiache o cardiovascolari
LM&SDP
Molti tra i diversi tipi di frutta secca a guscio sono stati trovati essere buoni per la salute dell’organismo in generale e soprattutto per il sistema cardiocircolatorio e il cuore.
In particolare, però, a offrire i maggiori benefici pare siano le classiche noci.
Sono mandorle, noci del Brasile, anacardi, nocciole, noci macadamia, noci pecan, pinoli, pistacchi e le classiche noci, l’oggetto di tre distinti studi condotti al fine di accertarne il profilo nutrizionale e la qualità dietetica. Da questo confronto, i cui risultati sono stati presentati all’Experimental Biology Meeting che si è tenuto a Boston dal 20 al 24 aprile 2013, le classiche noci ne escono vincitrici.
Dei tre studi che hanno esplorato le proprietà benefiche della frutta secca a guscio, il primo è stato condotto dai ricercatori della Loma Linda University. Ha visto la partecipazione di 803 adulti che dovevano compilare un convalidato questionario sulle abitudini e la frequenza alimentari, per valutare l’assunzione dei vari tipi di noci, comprese le arachidi.
«I nostri risultati hanno dimostrato che una dose, pari a 28 g di frutta secca a settimana era significativamente associata con il 7 per cento in meno di sindrome metabolica [e relativi disordini] – ha spiegato al Meeting la dottoressa Karen Jaceldo-Siegl – E’ interessante notare che, mentre il consumo complessivo di noci è stato associato con una minore prevalenza di sindrome metabolica, le noci in particolare sembrano fornire effetti benefici su questa sindrome, indipendentemente da età, stile di vita e altri fattori dietetici».
Nel secondo studio, gli adulti coinvolti erano oltre 14mila e facevano parte del NHANES (National Health and Nutrition Examination Surveys) condotto tra il 2005 e il 2010.
Anche per costoro è stato analizzato il consumo di frutta secca a guscio e noci. Il consumo medio è stato stimato in circa 1 grammo al giorno.
I dati raccolti hanno permesso di valutare un maggior apporto di calorie e nutrienti per coloro che consumavano le noci ma, allo stesso tempo un minore apporto di zuccheri, grassi saturi e sodio, rispetto a coloro che non consumavano le noci o la frutta secca.
Chi consumava frutta secca, e ancora una volta le noci in particolare, presentava anche un minore peso corporeo, un ridotto girovita e BMI. Sempre i consumatori di noci, mostravano di avere una pressione sanguigna sistolica più bassa e una maggiore presenza di colesterolo HDL – quello “buono”. In linea generale, coloro che consumavano frutta secca a guscio erano meno a rischio malattie correlare alla sindrome metabolica e all’apparato cardiovascolare.
Nel terzo studio si sono esaminati i diversi marker (marcatori biologici) per il rischio di malattie cardiovascolari. Lo hanno condotto i ricercatori canadesi dell’Università di Toronto e l’Ospedale di St. Michael. Una precedente loro grande ricerca aveva messo in evidenza come circa 2 grammi di frutta secca al giorno, in sostituzione di cibi ricchi di carboidrati, possano migliorare i livelli di zucche nel sangue e il controllo glicemico, nonché i livelli di lipidi (grassi), in soggetti con diabete di tipo 2.
Lo studio sui marker ha invece evidenziato gli effetti benefici delle noci. «Abbiamo scoperto che il consumo di noci è stato associato con un aumento degli acidi grassi monoinsaturi (grassi buoni) nel sangue – ha spiegato la dottoressa Cyril Kendall, principale autore dello studio – che è stato correlato con una diminuzione del colesterolo totale, del colesterolo LDL, della pressione sanguigna, del rischio di malattia coronarica in 10 anni, e dell’HbA1c (un marker di controllo dello zucchero nel sangue) della la glicemia a digiuno».
«Il consumo di noci – ha aggiunto Kendall – è stato anche trovato aumentare la dimensione delle particelle di LDL, fattore meno dannoso quando si parla di rischio di malattie cardiache».
In definitiva, tutti e tre gli studi confermano che consumare frutta secca a guscio, e in particolare le noci, fa bene alla salute dell’organismo e del cuore.
Consigli per affrontare le allergie stagionali
Da un esperto allergologo e da Meteopolline.it i suggerimenti per affrontate le allergie stagionali che, quest’anno, con la primavera in ritardo, potranno scatenarsi verso l’estate
LM&SDP
La primavera, quest’anno, pare voglia farsi attendere più del dovuto.
Le continue e insistenti piogge, specie al Nord, hanno fatto scendere le temperature e ritardato la fioritura delle piante. Questo, che a prima vista può sembrare buona cosa per chi soffre di allergie ai pollini e stagionali in genere, in realtà secondo l’esperto non potrebbe far altro che posticipare l’avvenimento e far scatenare – magari anche più forti – le allergie in estate.
Per questo motivo, l’allergologo e otorinolaringoiatra dell’Università dell’Alabama a Birmingham (UAB), dottor Richard Waguespack, ha pensato di elargire alcuni consigli su come affrontare l’arrivo delle allergie.
«Quando è ragionevole e coerente con il vostro stile di vita – spiega Waguespack nel comunicato UAB – se si soffre di allergie all’aperto, si dovrebbe rimanere in casa quando vi è tutto in fiore».
Controllare poi i bollettini dei pollini è un'altra saggia precauzione da prendere. Per questo, si può visitare il sito: meteopolline.it.
Altri modi per combattere le allergie, secondo l’esperto sono il tenere le finestre chiuse, soprattutto tra le ore 10.00 e le 16.00, che è il periodo della giornata in cui l’attività di pollinazione è maggiore.
In caso di crisi è bene utilizzare un rimedio antistaminico, non sedativo, facendosi magari consigliare dal proprio medico.
«Facendosi visitare dal vostro medico di famiglia o uno specialista otorino, quando le allergie non siano facilmente trattabili con farmaci OTC [da banco], è di vitale importanza per la riduzione dei sintomi», sottolinea Waguespack.
Trattare il problema della congestione nasale con un spray da inalare, contenente steroidi, può essere utile, tuttavia i sintomi possono essere confusi: vi sono infatti situazioni come una sinusite che possono essere confuse con una rinite o congestione nasale. Anche in questo caso, una visita dal medico è essenziale.
«A volte un paziente può confondere le allergie con una sinusite o infezione delle vie respiratorie superiori – spiega infatti Waguespack – per questo è così importante che i pazienti si rechino dal medico per un check-up, in modo che si possa ottenere una corretta diagnosi e trattamento».
Altro suggerimento in caso di allergie che persistono tutto l’anno o che non rispondono ai trattamenti, è quello di sottoporsi a dei test allergologici.
Altri semplici consigli, insieme a un utile opuscolo scaricabile gratis, li trovate sempre sul sito Meteopolline.it.
Di seguito, alcuni dei consigli che trovate sul sito:
- Limitare le gite in campagna nei periodi di massima fioritura. Meglio il mare o la montagna, ricordando però che in montagna le graminacee fioriscono in ritardo, verso agosto-settembre.
Per chi è allergico alla parietaria invece il soggiorno in montagna è l’ideale. Questa pianta infatti non cresce al di sopra dei 1000 metri.
- Quando si va in moto o in auto è bene usare un casco integrale nel primo caso, e un filtro antipolline efficiente nel secondo.
- Non stendere le lenzuola all’aperto per evitare che raccolgano pollini.
- Una volta rientrati a casa fare una doccia, lavarsi i capelli e cambiare i vestiti: in questo modo si eliminano i pollini attaccatisi ai capelli nel corso della giornata, evitando così l’esposizione notturna.
- Ricordare che le concentrazioni di pollini sono maggiori nelle giornate ventose e soleggiate e calano invece con la pioggia.
- Chi possiede un animale domestico dovrebbe ricordarsi che il polline può attaccarsi al pelo ed essere veicolato in casa.
- Se le indossate, durante il periodo di fioritura limitare l’uso delle lenti a contatto. I granuli di polline possono rimanere intrappolati fra la lente e l’occhio. Meglio gli occhiali normali.
- Attenzione agli alcolici: l’alcol stimola la produzione di muco e dilata i vasi sanguigni. Ciò può peggiorare la secrezione e la congestione nasale.
martedì 30 aprile 2013
Un virus modificato ripara il cuore
LONDRA Correggere un difetto nel dna di un paziente colpito da una malattia cardiaca grazie ad una terapie genica personalizzata che si avvale di un virus ingegnerizzato a questo scopo e introdotto nel cuore.
Una specie di Cavallo di Troia che può portare il nuovo materiale genetico nel muscolo e riparare i danni dell'organo danneggiato da scompenso cardiaco. A mettere a punto la nuova strategia è una ricerca dell'Imperiale College di Londra che ha coinvolto 200 pazienti.
I ricercatori hanno verificato che i livelli della proteina Serca2a erano più bassi nei pazienti con scompenso cardiaco. Così hanno escogitato e messo a punto un virus geneticamente modificato, con le istruzioni per produrre una maggiore quantità della proteina, in grado di “infettare” positivamente il muscolo cardiaco. Il virus è stato introdotto tramite un tubo inserito nella gamba e spinto successivamente attraverso vasi sanguigni.
Secondo la British Heart Foundation «questo tipo di strategia ha un grande potenziale, ma aveva bisogno di essere dimostrata in studi clinici. Oggi i farmaci possono offrire qualche sollievo al paziente ma attualmente non vi è modo di ripristinare le funzioni del cuore per chi soffre di insufficienza cardiaca.
in arrivo il tablet che si controlla con il cervello
Un computer, un tablet o uno smartphone controllati attraverso la mente. Sembra fantascienza ma la nuova tecnologia potrebbe arrivare nelle nostre mani prima di quanto possiamo immaginare: come riporta il New York Times tra due anni potremo accendere la luce di casa semplicemente pensando di compiere l’atto oppure inviare una mail senza estrarre il telefonino dalle tasche. I ricercatori del Samsung’s Emerging Technology Lab stanno testando un tablet che si controlla attraverso la mente, indossando un capello che registra l’attività elettrica del cervello. Per ora questa tecnologia è stata applicata a pazienti paralizzati, ma presto potrebbe diventare un prodotto per tutti. Ci sono diverse aziende che stanno sviluppando questo tipo di device: in molti casi sono giochi, controllabili senza l’uso di joystick. Qualche mese fa il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha lanciato un programma da 100 milioni di dollari per finanziare la mappatura del cervello. Secondo Miyoung Chun, vicepresidente del progetto alla Kavli Foundation in California, la mappa darà alle aziende tecnologiche nuovi strumenti per cambiare il modo in cui usiamo gli smartphone e i tablet. “Rivoluzionerà tutto: dalla medicina fino alla possibilità di cambiare canale della tv semplicemente pensandoci”, ha concluso Chun.
Le 7 regole d’oro per vivere più a lungo
LM&SDP
Gli scienziati dell’Imperial College di Londra hanno ripreso quelle che sono le sette regole d’oro per condurre una vita più sana, proteggersi dalle malattie mortali e vivere più a lungo.
Sono semplici atti quotidiani, che possono tuttavia rivelarsi fondamentali.
Seguire dunque questi consigli di vita si è stimato possa, per esempio, ridurre il rischio di morire di cancro del 20 per cento. Ma non solo: si riduce del 50 per cento il rischio di malattia polmonare e del 44 per cento il rischio di attacchi di cuore.
I ricercatori britannici, per questo studio pubblicato sul Journal of Clinical Nutrition, hanno analizzato i dati di circa 380mila persone di nove Paesi europei, con l’intento di valutare gli effetti sulla salute e l’aspettativa di vita a seguito di alcune semplici regole che prevedono il modificare dieta e stile di vita.
I risultati dello studio hanno evidenziato che coloro che si attengono strettamente alle 7 regole riescono a tagliare il rischio di morire per una delle principali malattie circolatorie o respiratorie, tra cui ictus e angina, di almeno il 34 per cento. Il rischio si riduce altresì anche per altri tipi di malattia, compreso il cancro.
Le sette regole d’oro, per la verità non sono nuove, ma furono elaborate già 6 anni fa dal World Cancer Research Fund e dall’American Institute for Cancer Research. Ma sono state rivalutate dai ricercatori britannici, poiché hanno dimostrato di essere tutt’ora valide ed efficaci.
«Questo ampio studio europeo – ha infatti sottolineato la dott.ssa Teresa Norat, principale autore della ricerca – è il primo a mostrare che vi è una forte associazione tra il seguire i suggerimenti e un ridotto rischio di morire di cancro, malattie circolatorie e malattie respiratorie.
Ma ecco le 7 regole d’oro per vivere più a lungo:
1. Essere, per quanto possibile, magri. Senza tuttavia essere sottopeso.
2. Essere fisicamente attivi per almeno 30 minuti ogni giorno.
3. Limitare il consumo di alimenti ad alta densità energetica – come quelli ad alto contenuto di grassi o zuccheri aggiunti e poveri di fibre. Evitare le bevande zuccherate.
4. Mangiare una buona varietà di ortaggi, frutta, cereali integrali e legumi. Oltre a cinque porzioni di frutta e verdura al giorno, cercare di mangiare cereali integrali a ogni pasto.
5. Limitare il consumo di carni, soprattutto rosse come quelle di manzo, maiale e agnello. Non superare la dose di 500 g di peso cotto alla settimana. Evitare il più possibile l’assunzione di carni lavorate come prosciutto, salame e pancetta
6. Limitare l’uso di bevande alcoliche: massimo due per gli uomini e una per le donne, al giorno.
7. Le neomamme dovrebbero allattare al seno in modo esclusivo fino a 6 mesi.
A proposito di quest’ultimo punto, i ricercatori fanno notare che il suggerimento di allattare al seno in modo esclusivo per almeno 6 mesi fa parte di una importante combinazione nei cambiamenti dello stile di vita. Questo studio è stato il primo a osservare come anche questo consiglio potesse avere un effetto sul rischio di morte, dimostrando come le donne che hanno allattato per almeno 6 mesi avevano un rischio ridotto di morte per cancro del 10 per cento e del 17 per cento per le malattie circolatorie.
Nella sostanza, lo studio dimostra in generale come dei piccoli cambiamenti al proprio stile di vita possano per contro produrre grandi cambiamenti nella qualità e nell’aspettativa di vita.
lunedì 29 aprile 2013
Caccole: mangiarsele fa bene alla salute
LM&SDP
Chi più chi meno, tutti quanti da piccoli (e molti ancora da adulti) abbiamo passato del tempo a fare le “pulizie” interne del naso.
A questo gesto istintivo, spesso, si aggiungeva l’abitudine di assaggiare quanto estratto con sì tanta dovizia: in pratica ci si mangiava le caccole. E, chi ha figli, sa quanto questo comportamento sia diffuso.
Ma, proprio perché diffusa – e a quanto pare istintiva – questa pratica ha un suo perché: secondo gli scienziati canadesi dell’Università di Saskatchewan è un modo per rafforzare il sistema immunitario che il nostro organismo sfrutta per garantirsi una maggiore salute.
Il biochimico professor Scott Napper e colleghi, hanno infatti ipotizzato che questa “compulsione”, tipica di molti bambini, è un modo con cui la Natura spinge gli esseri umani ad adottare un certo comportamento, perché va in qualche modo a nostro naturale vantaggio.
La mucosa nasale, spiegano gli scienziati, intrappola germi, batteri e anche virus impedendo a essi di arrivare ai polmoni. Diviene così possibile che se mangiamo quanto prodotto dalla mucosa, l’esposizione a questi germi potrebbe effettivamente aiutare a creare l’immunità.
Questa pratica «potrebbe insegnare al vostro sistema immunitario a cosa è più probabile si possa essere esposti, per cui questo potrebbe servire quasi come una vaccinazione naturale, se vogliamo», ha spiegato il prof. Napper all’emittente CTV Saskatoon.
Cibarsi delle proprie produzioni nasali potrebbe dunque essere meglio che non soffiarle via nei fazzoletti. E’ possibile, ha infatti sottolineato Napper, che soffiando il naso nei fazzoletti potremmo defraudare i nostri corpi della possibilità di sviluppare anticorpi preziosi.
Sebbene l’idea condivisa da Napper e colleghi sia ancora molto preliminare, ha comunque ottenuto molta attenzione da parte degli scienziati.
Il prossimo, naturale, passo sarà ora quelli di condurre uno studio clinico. L’idea è quella di utilizzare un certo tipo di molecola che potrebbe essere inserita nel naso di un gruppo di volontari, la cui metà dei partecipanti dovrebbe raccoglierla dal loro naso e mangiarla, e poi vedere se la molecola può far loro dei danni o meno. In sostanza, capire se il “cibo” che viene dal naso è salutare o meno – oltre che gustoso, stando a quanto dichiarano i bambini che se lo gustano appunto con particolare piacere.
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