domenica 15 dicembre 2013

LA BICICLETTA DI DIO… ( leggetela )

In una calda sera d’estate, un giovane si recò da un vecchio saggio: “Maestro, come posso essere sicuro che tutto ciò che faccio è quello che Dio mi chiede di fare?”.
Il vecchio saggio sorrise compiaciuto e disse: “Una notte mi addormentai con il cuore turbato; anche io cercavo, inutilmente, una risposta a queste domande.
Poi feci un sogno: Sognai una bicicletta a due posti: un tandem. E notai che Dio stava dietro e mi aiutava a pedalare.
Ma poi avvenne che Dio mi suggerì di scambiarci i posti.
Acconsentii e da quel momento la mia vita non fu più la stessa. Dio la rendeva più felice ed emozionante.
Che cosa era successo da quando ci scambiammo i posti?
Capii che quando guidavo io, conoscevo la strada. Era piuttosto noiosa e prevedibile. Era sempre la distanza più breve tra due punti.
Ma quando cominciò a guidare Lui, conosceva bellissime scorciatoie, su per le montagne, attraverso luoghi rocciosi a gran velocità a rotta di collo.
Tutto quello che riuscivo a fare, era tenermi in sella!
Anche se sembrava una pazzia, Lui continuava a dire: “Pedala, pedala!”.
Ogni tanto mi preoccupavo, diventavo ansioso e chiedevo: “Signore, ma dove mi stai portando?”.
Egli si limitava a sorridere e non rispondeva. Tuttavia, non so come, cominciai a fidarmi.
Presto dimenticai la mia vita noiosa ed entrai nell’avventura e quando dicevo: “Signore, ho paura…”, Lui si sporgeva indietro, mi toccava la mano e subito un’immensa serenità si sostituiva alla paura.
Mi portò da gente con doni di cui avevo bisogno; doni di guarigione, accettazione e gioia.
Mi diedero i loro doni da portare con me lungo il viaggio.
Il nostro viaggio, vale a dire, di Dio e mio. E ripartimmo.
Mi disse: “Dai via i regali, sono bagagli in più, troppo peso”.
Così li regalai a persone che incontrammo, e trovai che nel regalare ero io a ricevere e il nostro fardello era comunque leggero.
Dapprima non mi fidavo di Lui, al comando della mia vita.
Pensavo che l’avrebbe condotta al disastro.
Ma Lui conosceva i segreti della bicicletta, sapeva come farla inclinare per affrontare gli angoli stretti, saltare per superare luoghi pieni di rocce, volare per abbreviare passaggi paurosi.
E io sto imparando a star zitto e pedalare nei luoghi più strani e comincio a godermi il panorama e la brezza fresca sul volto con il delizioso compagno di viaggio, la mia potenza superiore.
E quando sono certo di non farcela più ad andare avanti, Lui si limita a sorridere e dice: “Non ti preoccupare, guido io, tu pedala”.

lunedì 9 dicembre 2013

Ecco le cellule che curano la leucemia e altre forme di cancro del sangue

L’utilizzo di cellule T bio-ingenirizzate, in un nuovo studio ha mostrato che queste sono attive contro la leucemia linfoblastica acuta (LLA), eliminandola del tutto già dopo un mese di trattamento, con un successo dell’89%

Il trattamento con cellule T riprogrammate ha dato ottimi risultati nella cura della leucemia linfoblastica acuta. Foto: Su licenza Creative Commons/VashiDonsk
Nuove reali speranze per i pazienti ammalati di una delle forme di leucemia più aggressive, la leucemia linfoblastica acuta (ALL o LLA) e altre forme di cancro del sangue, arrivano da un nuovo studio condotto dai ricercatori statunitensi dell’Ospedale dell’Università della Pennsylvania e dell’Ospedale pediatrico di Philadelphia.

In questo studio, i ricercatori hanno utilizzato delle cellule T bioingenerizzate che hanno attaccato la leucemia e hanno mostrato un successo di quasi il 90% in pazienti adulti e bambini, i quali non hanno più mostrato di essere affetti dal cancro dopo il trattamento con questa terapia cellulare personalizzata, atta a riprogrammare il sistema immunitario.

I pazienti coinvolti erano in tutto 27, di cui cinque adulti e ventidue bambini, tutti affetti da leucemia linfoblastica acuta. I partecipanti sono stati sottoposti a un trattamento con le cellule T personalizzate, frutto dell’ingegneria genetica, chiamate “CTL019”.
Gli autori della ricerca, di cui l’oncologo pediatrico Stephan A. Grupp che ha coordinato lo studio clinico e il dott. Michael Kalos, hanno presentato i risultati del follow-up durante l’annual Meeting of the American Society of Hematology (ASH) a New Orleans.

«I nostri risultati sono un’importante altra pietra miliare per dimostrare le potenzialità di questa terapia cellulare per i pazienti che non hanno altre opzioni terapeutiche – ha spiegato il prof. Grupp nel comunicato del Children’s Hospital of Philadelphia – Siamo anche molto contenti che questo approccio abbia funzionato ed è stato sicuro anche nei pazienti che hanno avuto una recidiva dopo un trapianto di midollo osseo».

Tra i pazienti, la prima a essere sottoposta alla terapia è stata una bambina di 8 anni di nome Emily Whitehead, che è risultata non avere più cellule cancerose nel corpo dopo il trattamento con le cellule T personalizzate eseguito nel mese di aprile 2012. Dopo la cura Emily ha continuato a svolgere le normali e tipiche attività dell’infanzia: come andare a scuola e giocare con il suo cane. La bambina è stata oggetto di numerose interviste, articoli e servizi Tv da dopo che i medici avevano annunciato i commoventi risultati nel corso della riunione di dicembre 2012 dell’ASH.

Sebbene durante il periodo di follow-up, vi siano state 6 recidive tra i 24 pazienti con risposta completa, i successi sono stati dell’89%. Nello specifico, vi sono stati 18 dei 24 pazienti pediatrici e adulti che hanno avuto risposte totali e complete nel corso del follow-up mediano di 2,6 mesi dopo il trattamento.
Le cellule T bioingenerizzate utilizzate in questo nuovo tipo di cura agiscono come dei veri e propri cacciatori di cellule cancerose, che vengono catturate e uccise. Le cellule cancerose in genere riescono a eludere la sorveglianza delle normali cellule T, ecco perché la scelta di impiegare cellule prelevate dal paziente e poi modificate in laboratorio e riprogrammate in modo da essere specializzate nella caccia alle cellule cancerose.
Queste “nuove” cellule si legano a una proteina chiamata “CD19”, che esiste solo sulla superficie delle cellule B. Poi, le cellule T riprogrammate vengono restituite al corpo del paziente, dove proliferano ed eliminano le cellule B. Inoltre, restano in circolazione nell’organismo contribuendo a evitare la ricorrenza del cancro.
http://www.lastampa.it/2013/12/09/scienza/benessere/medicina/ecco-le-cellule-che-curano-la-leucemia-e-altre-forme-di-cancro-del-sangue-Lyq794VAcqNORw5wa0lyUK/pagina.html

domenica 8 dicembre 2013

Nocciole per il benessere di tutto il corpo

 Un piccolo miracolo della natura, racchiuso in un guscio. La nocciola è una miniera di sostanze benefiche per l’organismo: ricca di vitamina E è un antiossidante naturale che contrasta i radicali liberi e previene l’invecchiamento cellullare. In più ha un alto potere energetico, combatte il colesterolo «cattivo» e anche le sue foglie vengono utilizzate come antinfiammatorio e astringente. A Caprarola per celebrarne le virtù si è svolta la «Giornata della Nocciola», nelle ex Scuderie di Palazzo Farnese.

Negli ultimi due anni sono state effettuate ricerche e campagne di marketing tese a studiare non solo le proprietà nutrizionali del frutto, ma anche il suo impatto sui territori in cui è coltivata e attestare i numeri della produzione nazionale, che corrisponde a 128mila t distribuita su un territorio che comprende Campania, Lazio, Piemonte e Sicilia.

I consumi sono in crescita, anche grazie all’industria dolciaria e a Vinitaly che propone le nocciole come snack da gustare in compagnia dei migliori vini italiani: il messaggio veicolato dalla manifestazione fa intendere la nocciola come un cibo da assumere quotidianamente per combattere i segni del età e più in generale come strumento utile al benessere dell’organismo.
http://salute.ilmessaggero.it/alimentazione/notizie/benessere_di_tutto_il_corpo/345030.shtml

sabato 7 dicembre 2013

Dal mare una cura per l’acne

Le alghe marine possono aiutare chi soffre di acne grazie all’azione attiva di un componente contro il principale batterio che causa la comparsa delle tante odiate pustole e brufoli. Lo studio
LM&SDP
 Una speranza per chi soffre di acne arriva dal mare e, per l’esattezza, dalle alghe che contengono sostanze in grado di impedire lo sviluppo e la crescita del Propionibacterium acnes, un batterio gram positivo che risiede nei follicoli pilo-sebacei ed è causa della condizione dermatologica che affligge milioni di persone – in particolare gli adolescenti.Gli scienziati dell’Università di Stirling – Institute of Aquaculture, hanno condotto una ricerca, poi pubblicata sulla rivista Marine Drugs, in cui si sono scoperte e validate le qualità purificanti di alcune sostanze contenute nelle alghe marine, e in particolare di alcuni acidi grassi.
«Gli acidi grassi hanno inibito la crescita del batterio a concentrazioni simili ad altri trattamenti per l’acne come il benzoilperossido e l’acido salicilico – ha spiegato il prof. Andrew Desbois della Marine Biotechnology e principale autore dello studio – Molti acidi grassi inibiscono o uccidono i batteri e ora alcuni di questi hanno dimostrato di prevenire la crescita del P. acnes. Gli acidi grassi sono presenti naturalmente sulla nostra pelle per difenderci contro i batteri indesiderati così l’applicazione di acidi grassi aggiuntivi aumenterà le nostre già esistenti difese».

La scelta di trovare nuovi trattamenti è stata dettata dalla constatazione che gli attuali farmaci impiegati nella cura dell’acne possono causare effetti collaterali e una resistenza da parte dei batteri, rendendo i farmaci meno efficaci o del tutto inefficaci.
Tra gli acidi testati e risultati attivi contro i batteri che causano l’acne vi era l’acido eicosapentaenoico (EPA), un acido grasso omega-3 già noto per la sua importanza per la salute e il benessere umani e il dihomo-gamma-linolenico (DGLA), un acido grasso omega-6 con proprietà antinfiammatorie.

L’acido grasso EPA è prodotto dalle alghe marine e poi accumulato attraverso la catena alimentare nei pesci come il salmone (questo il motivo per cui questo genere di pesce è ricco di acidi grassi essenziali omega-3), mentre il DGLA è prodotto da alcuni tipi di alghe brune.
«Normalmente, otteniamo questi acidi grassi benefici attraverso il consumo di pesce o di alghe nelle nostre diete – sottolinea Desbois – Tuttavia, stiamo pensando di formulare gli acidi grassi in un unguento che può essere applicato direttamente sulla pelle per aiutare le persone che soffrono di acne».
Saranno in molti ad attendere l’uscita sul mercato di questo nuovo trattamento.http://www.lastampa.it/2013/12/02/scienza/benessere/medicina/dal-mare-una-cura-per-lacne-RnDdYNeoWpqry8TwBmzofK/pagina.html

La dieta nordica è buona per la salute

Verdure provenienti da climi freddi, selvaggina, bacche di stagione e pesce ricco di grassi possono offrire grandi benefici per la salute, secondo uno studio

Anche la dieta nordica si compone di alimenti salutari, come per esempio la farina di segale

Chi lo dice che sia solo la dieta mediterranea a far bene alla salute? Secondo recenti studi, quella nordica non sarebbe da meno; anzi. A suggerirlo è la dietista Sydney Geraldine Georgeou che consiglia per esempio di sostituire il frumento con la segale, visto che questa contiene fibre a lenta digestione che evitano il picco insulinico e il desiderio continuo di cibo.

Anche l’olio di Colza, tanto demonizzato negli ultimi anni, sembra essere eccellente nei climi e nei periodi molto freddi in quanto  contiene molti omega-3 e pochi grassi saturi.
Che dire, invece, dei preziosi grassi contenuti nei pesci? Aringhe, sgombri e salmone si sono rivelati nello studio, ottimi oltre che per la salute, persino per la perdita di peso. La ricercatrice inoltre sottolinea che perdere peso è importante anche per la salute del cuore – come afferma anche il National Heart Foundation.
Ma non è una dieta completa se in tavola non ci sono anche frutti salutari. Via libera dunque a mirtilli, more e lamponi… tipici cibi degli abitanti del Nord. Ricchissimi di vitamine e antiossidanti, questi preziosi frutti consumati frequentemente combattono l’invecchiamento.

Secondo l’esperta, la carne che più si addice è la selvaggina: cervi, renne e alci meglio della classica carne di manzo e ricchissimi di ferro.
Tra le verdure, ricorda cavoli e cavoletti di Bruxelles, anch’essi ricchi di antiossidanti e vitamine del gruppo B.
Dai risultati relativi a una ricerca durata cinque anni è anche emerso che le persone che perdevano più peso erano quelle che seguivano la tipica dieta Danese.
A questo punto la scelta tra dieta mediterranea o nordica spetta a ognuno, in base alle proprie esigenze di salute e, ovviamente, in base al proprio credo o filosofia.
http://www.lastampa.it/2013/12/03/scienza/benessere/alimentazione/la-dieta-nordica-buona-per-la-salute-R73gBSwOgvL6h9cLKD9OEI/pagina.html

giovedì 28 novembre 2013

Il sushi può far male a cuore e cervello

I pericolosi livelli di metilmercurio rilevati nel pesce come il tonno, con cui si prepara il sushi sashimi, possono aumentare seriamente il rischio di malattie cardiovascolari, deficit cognitivo e alterare lo sviluppo cerebrale
LM&SDP

Anche qui da noi, in Italia, il sushi ha riscosso un buon successo, tanto che sono ormai molti i ristoranti tipici che lo servono. Tuttavia, anche questo tipo di specialità può avere i suoi rischi: il pesce con cui si preparano alcuni di questi piatti – come per esempio il tonno – è stato trovato essere contaminato da alti livelli di metilmercurio, un metallo tossico che tra l’altro può essere causa di alterazioni dello sviluppo cerebrale, di deficit e declino cognitivo e infine di malattie cardiovascolari.

Altra cattiva notizia per gli amanti del pesce è che se lo si assumeva per via del buon contenuto in acidi grassi essenziali omega-3, il metilmercurio interferisce anche con questi acidi essenziali, noti per essere utili contro il colesterolo, le malattie (appunto) cardiache, l’ipertensione, ictus, alcuni tumori e anche il parto pretermine.

Lo studio che mette sull’avviso dal consumo di sushi è stato condotto dai ricercatori della Rutgers University e del Robert Wood Johnson Medical School. Pubblicato sul Journal of Risk Research, ha coinvolto oltre 1.200 persone che sono state oggetto di intervista sul loro consumo di pesce in genere e sushi contenente pesce. I dati raccolti, sia in base alle analisi sulla presenza di metilmercurio nel pesce che sul consumo da parte dei partecipanti, ha permesso di stabilire che il 10% di questi aveva abbondantemente superato i limiti di assunzione di metilmercurio stabiliti dal CDC e dall’OMS.

In ogni caso, secondo la dott.ssa Joanna Burgerab e colleghi, il problema maggiore pare sussista nell’assunzione di sushi come il sashimi che contiene tonno: prima di tutto per via del contenuto di metilmercurio che in questo tipo di pesce pare sia il più alto in assoluto, poi anche perché la crescente domanda sta mettendo in serio pericolo la specie.
La buona notizia, forse, è che il sushi preparato con anguilla, granchio, salmone e alghe è stato trovato avere i livelli più bassi di metilmercurio.
http://www.lastampa.it/2013/11/26/scienza/benessere/alimentazione/il-sushi-pu-far-male-a-cuore-e-cervello-5rpE4F4MDOftVIp2QUtXFI/pagina.html

sabato 23 novembre 2013

Arresto cardiaco, ecco i segni premonitori

ROMA L'arresto cardiaco improvviso non è poi così improvviso, nel senso che oltre la metà di coloro che ne sono interessati ha sintomi premonitori già a partire da un mese prim che l'evento si verifichi: da mancanza di fiato a dolore a toracico, da vertigini a svenimenti e palpitazioni.
Lo dimostra uno studio presentato al meeting della Amrican heart association da Eloi Marjon del Cedars-Sinai heart institute di Los Angeles.

La ricerca è parte del progetto «Oregon sudden unexpected death study della durata di 11 anni che ha coinvolto complessivamente un milione di individui di sesso maschile. L'arresto cardiaco improvviso è un evento che si verifica quando il cuore si frma, all'improvviso appunto, per un guasto al suo sistema elettrico.

Gli esperti hanno riscontrato che oltre la metà (53%) di coloro che, tra i partecipanti, erano sopravvissuti a un arresto cardiaco improvviso, aveva avuto nelle 4 settimane precedenti diversi sintomi: il 56% dolore toracico, il 13% mancanza di fiato, il 4% vertigini, svenimenti e palpitazioni. Quasi l'80% dei sontomi premonitori si erano presentati tra quattro settimane e un'ora prima dell'evento.
http://salute.ilmessaggero.it/medicina/notizie/arresto_cardiaco_segni_premonitori_dolore_toracico/366186.shtml