mercoledì 12 dicembre 2012

Sai prendere le giuste decisioni? Lo dice la tua saliva ........... Con un semplice test della saliva è possibile sapere se si è in grado di prendere le giuste decisioni in situazioni di stress: una condizione che fa di una persona un buon leader

Ci sono persone che sanno sempre prendere le giuste decisioni quando occorre.
Una dote fondamentale quando si tratta di risolvere, soprattutto in condizioni di stress quando altri andrebbero in confusione, e che fa di una persona un buon leader.
Ma come capire se si è predisposti a rispondere in modo positivo e fermo quando si è sotto pressione? Secondo gli scienziati dell’Università di Granada basta un semplice test della saliva che misuri i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress.

A sostenere che siano dunque gli ormoni a fare di una persona un leader, o comunque in grado di prendere le giuste decisioni, sono gli esperti del Gruppo di Neuropsicologia dell’UG spagnola guidati dalla professoressa Isabel Peralta e Ana Santos, che hanno condotto uno studio in cui hanno appurato la capacità decisionale di un gruppo di 40 donne sane in una situazione di stress.
Per rendere la situazione il più reale possibile, i ricercatori hanno utilizzato una sofisticata tecnica di realtà virtuale, per poi saggiarne le risposte a livello psicologico, decisionale e fisiologico.
A tutte le partecipanti è stato prelevato un campione di saliva sia prima che dopo il test.

Le partecipanti sono state prima sottoposte al cosiddetto “Iowa gambling task”, un noto test psicologico basato sul gioco d’azzardo, che si utilizza per valutare i meccanismi mentali decisionali. Dopo di che si è passati alla realtà virtuale in quello che appariva come il dover tenere un discorso in pubblico.
I ricercatori hanno valutato la risposta delle partecipanti allo stress esaminando l’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi surrene, e misurando i livelli di cortisolo nella saliva nelle diverse fasi della situazione stressante.
I risultati finali, pubblicati su Psychoneuroendocrinology, hanno mostrato che le persone che avevano maggiori difficoltà nel prendere decisioni nelle due situazioni erano quelle con i più bassi livelli di cortisolo nella saliva.
Lo studio suggerisce che vi è una relazione tra la capacità decisionale e i livelli di cortisolo. E come questi influiscano in particolare nelle situazioni di stress psicosociale nelle persone che hanno una carenza di questo ormone.
La leadership è quindi soltanto una questione di ormoni? A quanto pare sì – ma, nel caso, l’idea è un po’ avvilente.  http://www.lastampa.it

venerdì 30 novembre 2012

Il prurito è contagioso ...............Al pari dello sbadiglio, vedere qualcuno che si gratta è contagioso, anche senza saperne la causa. In più, se si pensa a un qualcosa che provoca prurito, ci si ritrova a grattarsi comunque. Lo studio

Sarà capitato a tutti di vedere qualcuno sbadigliare e poi ritrovarsi a sbadigliare a propria volta, senza che magari lo si volesse. In alcuni casi poi, anche il solo pensarci c’induce a sbadigliare.
Ma, a quanto sembra, lo sbadiglio non è il solo a essere “contagioso”: secondo uno studio britannico infatti anche il prurito – o meglio il grattarsi – è trasmissibile.

Attenzione dunque a incrociare con lo sguardo qualcuno che si gratta, perché potremmo ritrovarci anche noi a passare con insistenza le unghie sulla nostra pelle, causandoci anche graffi ed escoriazioni, avvertono i ricercatori della Liverpool John Moores University e l’Università di Manchester. E il bello del prurito è che siamo in grado di provocarcelo  – un po’ come per lo sbadiglio – anche soltanto pensandoci, vedendo delle immagini di qualcuno che si è procurato dei graffi grattandosi o, per esempio, vedendo delle formiche scorrere a terra e pensare al fastidio che potrebbero causarci.

Per arrivare a concludere che il prurito è davvero contagioso, i ricercatori hanno reclutato un gruppo di 30 soggetti ambosessi a cui sono state fatte visionare delle immagini relative a situazioni di prurito e non prurito per osservare quali fossero le reazioni dei partecipanti alle diverse situazioni. In particolare, i volontari hanno visto delle immagini che non ritraevano solo persone che si grattavano, ma anche le conseguenze come, per esempio, dei graffi. Quello che non era presente nelle immagini era la causa del prurito – per cui i soggetti non ne erano a conoscenza.

«I risultati suggeriscono che, mentre la sensazione di prurito può essere efficacemente trasmessa dal vedere altri che stanno sperimentando stimoli sul corpo legati alla sensazione di prurito, il desiderio di grattarsi è provocato in modo più efficace dalla visualizzazione di persone che si grattano e dai risultati del grattarsi come i graffi – spiega alla BBC il prof. Francis McGlone, neuroscienziato cognitivo della Liverpool John Moores University, che ha condotto lo studio – I nostri risultati possono aiutare a migliorare l’efficienza dei programmi di trattamento per le persone che soffrono di prurito cronico».

Come accennato, lo stimolo spesso irrefrenabile a grattarsi non è solo provocato dal vedere un altro che si gratta, ma anche dal pensare al prurito, alla causa di esso (pensare ai pidocchi o vederli, per esempio) e, infine, vedere anche i graffi provocati dal grattarsi: in altre parole, non c’è scampo.
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La donna è più attraente d’inverno ...............le donne pare siano più attraenti in autunno e inverno, quando il proprio corpo è meno ostentato e più nascosto. Ecco quanto emerge da uno studio a tema condotto da scienziati polacchi sul potere femminile di sedurre i maschi a seconda delle stagioni

È una condizione su cui tutti concordano: ciò che è nascosto attira di più che non quello che è esibito. Ecco dunque il perché le donne, secondo gli uomini, sono più attraenti d’inverno – quando il “vedo e non vedo” è più facile da mettere in pratica.

Ad aver voluto capire che differenza avevano le stagioni sull’attrattività femminile e il rischio di adulterio o scelta del partner, sono stati i ricercatori del Dipartimento di Antropologia dell’Università di Breslavia in Polonia, i quali hanno coinvolto un gruppo di 114 uomini di diverse età, cultura e residenza (aree urbane o rurali) a cui sono state fatte visionare delle foto che ritraevano delle donne nelle diverse stagioni, con relativo abbigliamento adatto alla situazione, e in diverse pose: dal solo viso, alla vita, al decolleté. Allo stesso modo, è stato chiesto loro in quali periodi trovassero più attraenti le proprie mogli o partner.

I risultati finali sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Perception e, da questi, si scopre come proprio la variazione stagionale influisce sulle scelte e l’attrattività. Secondo il dottor Boguslaw Pawlowsk e il collega P. Sorokowski, anche se non si sa bene il perché di questa differenza, può essere che i corpi femminili siano più attraenti per gli uomini perché in inverno sono meno mostrati e questo nascondere stuzzica di più la fantasia.
I dati raccolti hanno così permesso di scoprire che, in quanto ad attrattività, la variazione stagionale presentava un picco in autunno e in inverno per quel che riguardava le donne. Alla domanda di valutare invece la propria attrattività, gli uomini non hanno mostrato variazioni a seconda delle stagioni.

«Dal momento che in estate gli uomini sono molto più esposti alla visione di corpi femminili maggiormente scoperti che in inverno, la nostra ipotesi è che gli stimoli presentati agli uomini in estate possono essere valutati come meno attraenti rispetto agli stessi stimoli, presentati agli stessi uomini, in inverno – scrivono gli autori dello studio – Come previsto, le valutazioni di attrattività del corpo e del seno femminile erano più basse in estate che in inverno. Questo effetto può anche contribuire a già osservate variazioni comportamentali legate alle interazioni umane maschio-femmina».
«L’effetto che abbiamo rivelato potrebbe causare diversi livelli stagionali di valutazione maschile circa l’attrattiva femminile o influenzare le decisioni dei maschi nella scelta del partner – aggiungono gli autori – E’ anche possibile che tale stagionalità potrebbe essere correlata ad alcune fluttuazioni dell’attività sessuale e quindi potrebbe essere in relazione, per esempio, ad alcune fluttuazioni annuali di comportamento come l’adulterio».
In sostanza, in inverno la donna è più attraente e l’uomo più incline a subirne il fascino fino al punto di cadere in tentazione.
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sabato 24 novembre 2012

Stress, ansia, depressione… balla che ti passa

I sintomi correlati a depressione, ansia, stress, stanchezza sia fisica che mentale – e perfino mal di testa – pare possano essere leniti per mezzo un’attività semplice, divertente e salutare: il ballo.
Chi dunque pratica con una certa regolarità questo tipo di attività fisica pare riesca a controllare meglio i disturbi psicofisici, beneficiando inoltre di una maggiore autostima e una maggiore capacità di affrontare i problemi di tutti i giorni.
Questo è ciò che suggerisce un nuovo studio svedese che ha osservato gli effetti della danza su un gruppo di giovani donne.
Il team coordinato da Anna Duberg, una fisioterapista presso l’Örebro University Hospital ha coinvolto 122 ragazze svedesi di età compresa tra i 13 e i 19 anni. Tutte ragazze che in diverse occasioni si erano recate presso l’infermeria della scuola denunciando sintomi di ansia, depressione, stanchezza psico-fisica, mal di testa, mal di schiena e rigidità a collo e spalle. 

Le partecipanti allo studio sono state suddivise a caso in due gruppi, di cui il primo composto da 59 ragazze, e il secondo da 53.
Le appartenenti al gruppo “59” sono state avviate a un programma di ballo che prevedeva il danzare in gruppo e con regolarità per due giorni a settimana. Le appartenenti al gruppo “53”, che fungevano da controllo, non hanno modificato le loro abitudini di vita.
I risultati sono stati sorprendenti ed evidenti. Non solo si sono mostrati quasi subito durante il periodo di follow-up, ma si sono protratti da quattro a otto mesi dopo la fine dell’attività di ballo a seguito dello studio. Nel gruppo di controllo, per contro, non si sono mostrati cambiamenti significativi.
Infine, le partecipanti intervistate dopo la conclusione della ricerca hanno dichiarato nel 91 per cento dei casi che il ballo era stato un’esperienza positiva, e che sicuramente l’avrebbero ripreso in considerazione.
Insomma, è proprio il caso di dire “balla” che ti passa. 
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Gli esperti: “Non prendete antibiotici quando avete l’influenza o il raffreddore”..........Medici e farmacisti lanciano l’allarme antibiotici che molte persone assumono con facilità durante un’infezione virale come l’influenza o il raffreddore: non servono e, anzi, possono causare effetti collaterali gravi e indurre una pericolosa resistenza

A seguito del malcostume di formulare pericolose autodiagnosi e assumere antibiotici anche quando non servono o, peggio, non dovrebbero proprio essere utilizzati, i medici e farmacisti irlandesi invitano tutti gli europei a evitare l’uso indiscriminato di questi potenti farmaci. Chi assume antibiotici per curare le malattie da raffreddamento o delle vie aeree virali come l’influenza, il raffreddore, il mal di gola o la tosse stanno mettendo a serio rischio il proprio stato di salute – soprattutto negli anni a venire – dichiarano gli esperti dell’IPU (Irish Pharmacy Union).

Il male comune è spesso la disinformazione. Sono infatti ancora in molti a credere che il farmaco antibiotico possa essere utile in caso di infezione virale. Ma, come invece si dovrebbe sapere, gli antibiotici sono attivi solo contro i batteri e non i virus: per cui a fronte di un’influenza, raffreddore o simili, non servono a nulla. Anzi, come detto prima, possono essere assai pericolosi.
Secondo un recente sondaggio, infatti, è emerso che una persona su quattro ritiene che gli antibiotici potrebbero prevenire lo svilupparsi di malattie più gravi a seguito di un raffreddore o essere d’aiuto per accelerare il recupero.

«Molta gente non sa quando è il caso di prendere gli antibiotici e quando non lo è – spiega il Presidente della IPU, dottor Rory O’Donnell, nel relativo comunicato – Gli antibiotici sono una medicina preziosa progettati solo per essere utilizzati per le infezioni causate da batteri. Purtroppo, gli antibiotici sono l’unica medicina il cui uso diffuso diminuisce la loro efficacia. E se assunti per il motivo sbagliato o se presi in modo non corretto, questo permette ai batteri di sviluppare resistenza agli antibiotici».
Il rischio derivante da un abuso degli antibiotici è, secondo gli esperti, quello di creare una situazione sanitaria da resistenza in cui si potrebbero manifestare i problemi infettivi dell’era pre-antibiotica, dove era difficile curare le infezioni batteriche e, per le quali, morivano molte persone.
Attenzione quindi a non assumere antibiotici quando non necessario ma, se in dubbio, rivolgersi sempre prima al proprio medico. 
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Ecco perché alcune coppie sono sterili

Si chiama proprio “infertilità inspiegata” o idiopatica, ed è una condizione di impossibilità a concepire che, fino a oggi, non trovava spiegazione: la coppia non riesce a procreare e i medici non sanno spiegare il perché. E tutto questo nonostante i possibili esami cui si sottopongono sia l’uomo che la donna.
Ora, tuttavia, i ricercatori irlandesi della Queen University di Belfast pare abbiano trovato una soluzione.

La professoressa Sheena Lewis e colleghi della Facoltà di Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e Scienze Biomediche alla Queen, hanno condotto uno studio coinvolgendo 239 coppie con diagnosi di infertilità inspiegata, individuando che nell’80% dei casi il problema era un serio danno al DNA degli spermatozoi.
«La maggior parte dei coppie con problemi di fertilità sono in grado di ricevere una spiegazione per questa loro sterilità – spiega nella nota Queen la professoressa Lewis – Queste cause vanno da un basso numero di spermatozoi, alla scarsa motilità degli spermatozoi nell’uomo, o all’ostruzione delle tube di Falloppio o endometriosi nella donna. Una volta che le cause di infertilità sono state stabilite l’azione più opportuna del trattamento di fecondazione assistita può essere intrapresa».

Il problema tuttavia sorge proprio quando, in mancanza di evidenze o possibili cause, la coppia non riesce comunque a concepire – da qui, appunto, la diagnosi di infertilità idiopatica.
«Per quasi un terzo delle coppie, fino a ora, non c’è stata alcuna causa evidente per l’infertilità: queste coppie hanno ricevuto diagnosi di “infertilità inspiegabile” – prosegue Lewis – Nel nostro studio abbiamo ora raggiunto una svolta, il che spiega la causa di infertilità per molte di quelle coppie. Ora che abbiamo trovato la causa di infertilità per queste coppie, trattamenti adatti e su misura possono essere studiati; e le coppie possono essere indirizzate direttamente al miglior trattamento per aumentare le loro possibilità di avere un bambino».

I risultati completi dello studio sono stati pubblicati su Reproductive Biomedicine Online e riportano la dimostrazione che anche le probabilità di avere un bambino dopo un trattamento di inseminazione artificiale, come l’IVF, sono strettamente correlate alla quantità di danno al DNA dello sperma. Un danno lieve a meno del 15% degli spermatozoi è tuttavia normale, come si può notare nello sperma degli uomini fertili. Il problema sorge quando il danno al DNA è più grande ed esteso oltre il 25% degli spermatozoi: in questo caso si riducono di molto le possibilità della coppia di concepire – anche a seguito di alcune forme di trattamento per la fertilità.
«Con un milione di coppie in tutto il mondo che richiedono un trattamento per la fertilità, questi nuovi risultati della ricerca offriranno nuove speranze di formare una famiglia», conclude Lewis.
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martedì 20 novembre 2012

Succo di limone, un rimedio naturale contro i calcoli renali


SUCCO DI LIMONE EFFICACE CONTRO I CALCOLI - Il limone è l'agrume più efficace per combattere i calcoli renali e le coliche. Lo afferma uno studio condotto dagli Ospedali Riuniti di Bergamo in collaborazione con l'Istituto Mario Negri e con il Consorzio del limone di Siracusa Igp. La ragione dell'efficacia del limone in questo senso sta nel suo alto contenuto di citrato: 42,9 g per chilo. Per cui basta mezzo bicchiere di succo di limone al giorno (equivalente alla spremuta di tre o quattro frutti) per ottenere il risultato equivalente a quello dato da una medicina a base di citrato di potassio. Con in più il vantaggio che non ci sono le controindicazioni proprie dei medicinali comunemente usati, mal tollerati da quasi un terzo dei pazienti, come riporta Corriere.it.
L'AGRUME IDEALE - Che gli agrumi, nel contesto di una dieta specifica, fossero utili a combattere la calcolosi renale (o da ossalato di potassio) già era noto, ma questo studio ha permesso di verificare che il limone è l'agrume più efficace in questo senso, in quanto appunto ha la concentrazione più alta di citrato, cinque volte superiore all'arancia.
I NUMERI DELLA MALATTIA IN ITALIA - Una buona notizia anche perché, come spiega Giuseppe Remuzzi dell'Istituto Mario Negri, quello dei calcoli renali è un disturbo che colpisce 6,5 milioni di italiani, il 18% della popolazione, e ha anche un alto coefficiente di ricadute: i calcoli si riformano in un paziente su tre nell'arco in un arco di tempo che va dai due ai cinque anni.
UN AIUTO ANCHE PER LA PRODUZIONE - Il presidente del Consorzio di tutela del limone di Siracusa e vicepresidente della Confederazione Italiana Agricoltori si augura che questo risultato positivo possa favorire ulteriormente il consumo di limone in Italia, già notevole. Il limone rappresenta il 5,4% del mercato dell'ortofrutta fresca, con 244mila tonnellate di limoni acquistati ogni anno, anche se non tutti italiani. In Italia abbiamo 6 varietà di limone tutelate dal marchio Igp, una superficie coltivata di 13mila ettari, e il 90% dei limoni è prodotto proprio in Sicilia. 
http://www.exedo.it