I tatuaggi sono sempre di moda. Forse un po’ meno di un tempo, ma pur sempre ricercati da diverse persone – specie giovani. Ma proprio i giovani sono spesso coloro in cerca d’occupazione e a quanto pare essere tatuati riduce le possibilità di essere assunti.
Come suggerito da diverse ricerche, i tatuaggi possono essere pericolosi per la salute, a causa della potenziale tossicità degli inchiostri utilzzati. Ma, oltre a ciò, possono farci restare disoccupati. E a sostenere che il tatuaggio riduce le chances che trovare lavoro è uno studio presentato di recente al "British Sociological Association conference on work, employment and society" di Warwick, nel Regno Unito. Lo studio, condotto dal prof. Andrew R. Timming, della scuola di Management presso l’Università di St Andrews, in Scozia, ha preso in esame se e come sono considerati i tatuaggi dai responsabili del personale e delle assunzioni delle aziende, scoprendo che i disegni sulla pelle sono giudicati negativamente dalla maggior parte dei datori di lavoro.
Nel suo studio, Timming e colleghi hanno intervistato 15 manager di azienda, di età compresa tra i 30 e i 60 anni, che erano responsabili delle assunzioni presso diverse società, tra cui alberghi, librerie, banche, enti pubblici, università e persino carceri.
L’indagine si è concentrata sulle reazioni di fronte ai tatuaggi visibili sul corpo del candidato all’assunzione.
Timming ha riportato come la maggioranza degli intervistati abbia giudicato inaccettabile la presenza di uno o più tatuaggi sul corpo del candidato. L’impressione principale che hanno riportato i manager di fronte al candidato tatuato è stata quella di una persona sporca e magari anche di un delinquente.
I selezionatori hanno anche riferito di essere tendenzialmente restii ad assumere una persona tatuata, e i tatuaggi stessi sono stati l’argomento principale tra di essi del dopo colloquio con il candidato.
«I responsabili delle assunzioni – ha spiegato Timming – si rendono conto che, in ultima analisi, non importa quello che loro pensano dei tatuaggi. Ciò che conta davvero, invece, è come i clienti potrebbero percepire i dipendenti con tatuaggi visibili. Gli intervistati hanno espresso la preoccupazione che i lavoratori visibilmente tatuati possono essere percepiti dai clienti come “aberranti”, “ripugnanti”, “sgradevoli” e “disordinati”. Si è ipotizzato che i clienti potrebbero proiettare un’esperienza di servizio negativa sulla base di stereotipi che le persone tatuate sono teppisti e drogati».
L’effetto negativo riscontrato nei confronti dei tatuaggi, sottolinea il ricercatore, è stato dato soltanto da quelli visibili; quelli nascosti non sono stati presi in considerazione dato che all’occhio non risultano visibili, per cui non possono essere oggetto di giudizio – anche da parte dei clienti.
Come ipotizzato, a offrire più resistenza nei confronti dei tatuaggi erano i soggetti più anziani. Tuttavia, l’effetto negativo resta comunque nella società in genere, nonostante questa pratica sia più diffusa che un tempo.
Tra i tipi di tatuaggio più accettabili, hanno dichiarato i manager, vi erano quelli a motivo floreale o tipo farfalle e altri simboli innocui; quelli rappresentanti teschi, ragnatele, morte e altre situazioni giudicate negative sono stati quelli oggetto di maggior rifiuto e considerati offensivi. Infine, anche se responsabili delle assunzioni hanno detto di non avere nulla contro i tatuaggi in sé, a causa della potenziale cattiva immagine che potrebbe portare all’azienda una persona tatuata, sono più propensi a non assumerla.
Chi ha intenzione di tatuarsi ed è disoccupato è avvisato.
Etichette
- bellezza (25)
- consigli (17)
- curiosità (1)
- frasi d'amore (63)
- frasi di vita (176)
- i vostri post (13)
- in cucina con il leone (20)
- link animati (28)
- musica (30)
- notizie (24)
- poesie (4)
- salute (48)
sabato 14 settembre 2013
Brutti ricordi? Ora si possono cancellare
I ricordi associati a brutte esperienze possono influire in modo negativo sulla nostra vita. Lo possono fare quando si è coscienti della loro presenza, ma anche quando non ne siamo coscienti.
L’idea di poterli dunque cancellare in modo definitivo – piuttosto che seppellirli da qualche parte – ed evitare così che continuino a influenzare il nostro benessere può solleticare molti. E oggi, a seguito di un nuovo studio condotto su modello animale dai ricercatori della, questo sogno potrebbe divenire realtà.
Pubblicata sulla versione online della rivista Biological Psychiatry, la ricerca si è focalizzata sul cancellare pericolosi ricordi associati agli effetti delle meta-anfetamine in un gruppo di topi, senza tuttavia intaccare gli altri ricordi.
In una serie di esperimenti i ricercatori hanno inibito la polimerizzazione dell’actina – ossia la produzione di grandi molecole – bloccando un motore molecolare chiamato miosina II nel cervello dei modelli durante la fase di formazione della memoria correlata alle meta-anfetamine.
Questa procedura ha mostrato che i topi hanno perduto immediatamente e in modo definitivo i ricordi associati alle meta-anfetamine, senza che tuttavia fossero intaccati gli altri ricordi.
I ricordi, in questo caso, non erano “brutti”, ma pericolosi in quanto erano associati a effetti gratificanti dall’assunzione di meta-anfetamine quali possono essere quelli derivanti dall’assunzione di droghe.
In questo studio, i topi hanno mostrato di non avere alcun interesse nei confronti della meta-anfetamina e dei suoi – in questo caso precedenti – effetti gratificanti. Un po’ come se non avessero mai avuto a che fare con questa sostanza. Tuttavia, come accennato, il comportamento correlato alle altre memorie, quali per esempio la ricompensa in cibo era rimasto inalterato.
I risultati dello studio suggeriscono che può essere possibile cancellare selettivamente i ricordi. La scoperta potrà essere utilizzata un giorno nel trattamento delle malattie mentali e i problemi legati alle esperienze traumatiche. Ulteriori ricerche sull’essere umano saranno tuttavia necessarie prima di iniziare una sperimentazione.
L’idea di poterli dunque cancellare in modo definitivo – piuttosto che seppellirli da qualche parte – ed evitare così che continuino a influenzare il nostro benessere può solleticare molti. E oggi, a seguito di un nuovo studio condotto su modello animale dai ricercatori della, questo sogno potrebbe divenire realtà.
Pubblicata sulla versione online della rivista Biological Psychiatry, la ricerca si è focalizzata sul cancellare pericolosi ricordi associati agli effetti delle meta-anfetamine in un gruppo di topi, senza tuttavia intaccare gli altri ricordi.
In una serie di esperimenti i ricercatori hanno inibito la polimerizzazione dell’actina – ossia la produzione di grandi molecole – bloccando un motore molecolare chiamato miosina II nel cervello dei modelli durante la fase di formazione della memoria correlata alle meta-anfetamine.
Questa procedura ha mostrato che i topi hanno perduto immediatamente e in modo definitivo i ricordi associati alle meta-anfetamine, senza che tuttavia fossero intaccati gli altri ricordi.
I ricordi, in questo caso, non erano “brutti”, ma pericolosi in quanto erano associati a effetti gratificanti dall’assunzione di meta-anfetamine quali possono essere quelli derivanti dall’assunzione di droghe.
In questo studio, i topi hanno mostrato di non avere alcun interesse nei confronti della meta-anfetamina e dei suoi – in questo caso precedenti – effetti gratificanti. Un po’ come se non avessero mai avuto a che fare con questa sostanza. Tuttavia, come accennato, il comportamento correlato alle altre memorie, quali per esempio la ricompensa in cibo era rimasto inalterato.
I risultati dello studio suggeriscono che può essere possibile cancellare selettivamente i ricordi. La scoperta potrà essere utilizzata un giorno nel trattamento delle malattie mentali e i problemi legati alle esperienze traumatiche. Ulteriori ricerche sull’essere umano saranno tuttavia necessarie prima di iniziare una sperimentazione.
sabato 24 agosto 2013
Ingrassi? E’ colpa di un ormone che non funziona
Se capita di non sentirsi mai sazi, di non avere quella corretta sensazione di pienezza durante i pasti può essere colpa di un ormone: l’ormone dell’appetito, quello che dovrebbe appunto segnalare che è ora di smettere di mangiare. Il rischio infatti è quello di mangiare troppo, con conseguente aumento di peso.
Le persone in sovrappeso o obese non devono dunque sentirsi in colpa se non riescono a frenarsi nel mangiare poiché in questo caso è un problema che va al di là anche dei migliori propositi. L’ormone dell’appetito boicotta infatti anche l’intenzione di moderarsi a tavola non rendendo al momento opportuno la sensazione di pienezza.
Ad aver scoperto il ruolo boicottatore dell’ormone Glucacone sono stati i ricercatori tedeschi della Charité - Universitätsmedizin Berlin, i quali hanno osservato che questo ormone secreto dal pancreas e impegnato nel ruolo di segnalatore in caso di calo di zuccheri nel sangue, ha un doppio ruolo: quello di segnalare anche all’organismo di ridurre i livelli di altri ormoni, quali la grelina, che svolgono il ruolo nel dare la sensazione di sazietà.
Il dottor Ayman M. Arafat e colleghi hanno condotto questo studio prospettico in doppio cieco e controllato con placebo su 11 persone obese, 13 persone affette da diabete di tipo 1 e altre 13 persone magre.
L’intento era di analizzare i livelli di glucagone nelle diverse situazioni. Per far ciò, i ricercatori hanno iniettato nei partecipanti o una soluzione di glucagone o un placebo, per poi misurare i livelli di appetito – utilizzando una scala standard di sazietà – e i livelli dell’ormone grelina.
I risultati finali dello studio, che verrà pubblicato sulla rivista The Endocrine Society’s Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism (JCEM), mostrano che nelle persone obese la sensazione di pienezza non cambiava sia nel caso che fossero stati oggetto dell’iniezione con il glucagone che con il placebo – suggerendo dunque che vi è un problema nel corretto funzionamento dell’ormone.
Al contrario, sia i partecipanti magri che quelli con diabete di tipo 1 hanno riferito di sentirsi più sazi dopo che avevano ricevuto l’iniezione di glucagone. L’effetto dell’ormone è poi stato rintracciabile fino a 24 ore dopo l’iniezione, mostrando una significativa attività quando l’organismo lo utilizza correttamente.
Lo studio suggerisce pertanto che agire sull’attività di questo ormone potrebbe aiutare le persone in sovrappeso o obese a controllare l’appetito riducendo il rischio di aumentare di peso o non riuscire a dimagrire.
Le persone in sovrappeso o obese non devono dunque sentirsi in colpa se non riescono a frenarsi nel mangiare poiché in questo caso è un problema che va al di là anche dei migliori propositi. L’ormone dell’appetito boicotta infatti anche l’intenzione di moderarsi a tavola non rendendo al momento opportuno la sensazione di pienezza.
Ad aver scoperto il ruolo boicottatore dell’ormone Glucacone sono stati i ricercatori tedeschi della Charité - Universitätsmedizin Berlin, i quali hanno osservato che questo ormone secreto dal pancreas e impegnato nel ruolo di segnalatore in caso di calo di zuccheri nel sangue, ha un doppio ruolo: quello di segnalare anche all’organismo di ridurre i livelli di altri ormoni, quali la grelina, che svolgono il ruolo nel dare la sensazione di sazietà.
Il dottor Ayman M. Arafat e colleghi hanno condotto questo studio prospettico in doppio cieco e controllato con placebo su 11 persone obese, 13 persone affette da diabete di tipo 1 e altre 13 persone magre.
L’intento era di analizzare i livelli di glucagone nelle diverse situazioni. Per far ciò, i ricercatori hanno iniettato nei partecipanti o una soluzione di glucagone o un placebo, per poi misurare i livelli di appetito – utilizzando una scala standard di sazietà – e i livelli dell’ormone grelina.
I risultati finali dello studio, che verrà pubblicato sulla rivista The Endocrine Society’s Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism (JCEM), mostrano che nelle persone obese la sensazione di pienezza non cambiava sia nel caso che fossero stati oggetto dell’iniezione con il glucagone che con il placebo – suggerendo dunque che vi è un problema nel corretto funzionamento dell’ormone.
Al contrario, sia i partecipanti magri che quelli con diabete di tipo 1 hanno riferito di sentirsi più sazi dopo che avevano ricevuto l’iniezione di glucagone. L’effetto dell’ormone è poi stato rintracciabile fino a 24 ore dopo l’iniezione, mostrando una significativa attività quando l’organismo lo utilizza correttamente.
Lo studio suggerisce pertanto che agire sull’attività di questo ormone potrebbe aiutare le persone in sovrappeso o obese a controllare l’appetito riducendo il rischio di aumentare di peso o non riuscire a dimagrire.
Per i caffeinomani incalliti è in arrivo lo spray per darsi una marcia in più
Da un ricercatore dell’Università di Harward ecco arrivare la soluzione pratica per offrire ai caffeinomai incalliti il modo per farsi una dose di caffeina senza doverla assumere per mezzo di alimenti come il caffè o il tè, o ancora le bevande cosiddette energetiche.
Nato da una collaborazione tra il dottor Ben Yu e il Venture Capitalist Deven Soni, il prodotto spray si presenta come un’alternativa pratica e immediata al bisogno di darsi una marcia in più che, di solito, le persone ricercano in altri modi.
Il funzionamento dello spray è piuttosto semplice: costituito da una miscela di acqua, caffeina e un aminoacido che favorisce l’assorbimento da parte del corpo, basta spruzzarne un po’ sul collo o sui polsi – tipo profumo – e il gioco è fatto.
Secondo Yu, bastano quattro spruzzi per ottenere la stessa dose di caffeina che avremmo con una tazza di caffè. Ma il vantaggio, secondo il ricercatore, sta nel fatto che la caffeina, essendo assorbita attraverso la pelle, non sortisce gli “effetti secondari” tipici da assunzione orale come possibile nervosismo, che invece deriverebbero dal bere caffè o bevande energetiche contenenti appunto caffeina.
Gli ideatori della caffeina spray contano di vedere il loro prodotto sul mercato entro la fine dell’anno e promettono di far sentire gli utilizzatori più svegli, efficienti e vigili senza gli effetti negativi dell’abuso di questa sostanza.
Sarà così? Staremo a vedere.
Nato da una collaborazione tra il dottor Ben Yu e il Venture Capitalist Deven Soni, il prodotto spray si presenta come un’alternativa pratica e immediata al bisogno di darsi una marcia in più che, di solito, le persone ricercano in altri modi.
Il funzionamento dello spray è piuttosto semplice: costituito da una miscela di acqua, caffeina e un aminoacido che favorisce l’assorbimento da parte del corpo, basta spruzzarne un po’ sul collo o sui polsi – tipo profumo – e il gioco è fatto.
Secondo Yu, bastano quattro spruzzi per ottenere la stessa dose di caffeina che avremmo con una tazza di caffè. Ma il vantaggio, secondo il ricercatore, sta nel fatto che la caffeina, essendo assorbita attraverso la pelle, non sortisce gli “effetti secondari” tipici da assunzione orale come possibile nervosismo, che invece deriverebbero dal bere caffè o bevande energetiche contenenti appunto caffeina.
Gli ideatori della caffeina spray contano di vedere il loro prodotto sul mercato entro la fine dell’anno e promettono di far sentire gli utilizzatori più svegli, efficienti e vigili senza gli effetti negativi dell’abuso di questa sostanza.
Sarà così? Staremo a vedere.
domenica 14 luglio 2013
Capelli perfetti in 5 mosse
Per avere capelli sani e preparati ad affrontare il periodo estivo bastano pochi accorgimenti. Che possiamo riassumere in 5 mosse fondamentali.
DANIELA GIAMBRONE (ESTETICA)
Finalmente il relax in arrivo. Le vacanze coincidono con quel momento dell'anno in cui i nostri ritmi si allentano e ci consentiamo di indugiare in attività ludiche come ore sulla spiaggia sotto il sole o sdraiati su un prato in montagna. Preferiamo le attività all'aperto che ci rinvigoriscono, lasciando alla sera il momento di cura del corpo. In realtà, per i nostri capelli le vacanze non sono affatto riposanti, anzi. Se vogliamo mantenerli belli e sani dobbiamo riservare qualche minuto alla loro cura quotidiana. Bastano poche attenzioni, che possiamo riassumere in 5 mosse fondamentali.
Free styling
Dopo lunghi mesi di piastre, prodotti, ferro, anche i capelli si meritano una pausa. Approfittando del sole, asciughiamoli all'aria aperta pettinandoli solo con le dita. Se sono lunghi, mettersi a testa in giù aiuterà a dare loro volume. Per evitare il crespo e l'effetto sauvage, possiamo usare giusto una noce di spuma da applicare con le mani sulle lunghezze e, se proprio siamo patite del liscio à plomb, un colpo veloce di piastra solo sulle punte.
SPF forever
Non tutti ci pensano: come la pelle, anche i capelli devono essere protetti dal sole. È bene applicare la protezione solare sui capelli più volte al giorno, usando gli stessi accorgimenti riservati alla pelle: durante le esposizioni prolungate, applicazioni ogni due ore e sempre dopo il bagno. Per un assorbimento più profondo, meglio stendere la protezione dalle punte verso le radici. Infine, non sottovalutare i raggi in città. Una passeggiata sotto il sole nel parco o in giro per monumenti espone la chioma al sole con effetti simili a quelli in spiaggia o in montagna.
Cambio di taglio organizzato
In estate spesso si desidera cambiare look. Senza smorzare gli entusiasmi, è bene però pensare al nuovo taglio per tempo, non proprio a ridosso della partenza, per permetterci di abituarci alla nuova gestione. E se puntiamo ad accorciare, meglio scegliere un taglio medio che ci consenta di raccogliere le ciocche più facilmente.
Nutrire e idratare
Balsamo, maschera e henné devono essere gli alleati da portare con sé. Prima della partenza, una seduta dal parrucchiere per un bel trattamento ristrutturante aiuterà le ciocche ad affrontare lo stress delle vacanze, mentre durante il soggiorno estivo distinguere l'uso di balsamo e maschera a seconda del capello. Se corti, meglio evitare il balsamo quotidiano, che appesantisce e appiccica, meglio preferire la maschera una volta ogni sette/dieci giorni. Se lunghi, meglio applicare il balsamo dopo il lavaggio cui abbinare un'applicazione settimanale con la maschera. L'uso di henné consente di proteggere capelli e colore.
Colorazione protetta
Il sole non è amico della colorazione. Se poi il capello è sfibrato e rovinato, perde facilmente la tonalità per diventare grigio o verdastro. Un trucco per mantenere il colore vivo è quello di farsi aiutare dal proprio acconciatore chiedendogli di preparare su misura per voi uno shampoo, da usare nel lavaggio dopo l'esposizione al sole, con l'aggiunta di sostanze naturali che rendano i riflessi più intensi. Grano per il biondo, cacao o paprika per il castano, pepe nero per i bruni.
http://www.lastampa.it/2013/07/03/societa/donna/capelli/capelli-perfetti-in-mosse-fNSc2cmu8jzVzbUFI4Ol2O/pagina.html
DANIELA GIAMBRONE (ESTETICA)
Finalmente il relax in arrivo. Le vacanze coincidono con quel momento dell'anno in cui i nostri ritmi si allentano e ci consentiamo di indugiare in attività ludiche come ore sulla spiaggia sotto il sole o sdraiati su un prato in montagna. Preferiamo le attività all'aperto che ci rinvigoriscono, lasciando alla sera il momento di cura del corpo. In realtà, per i nostri capelli le vacanze non sono affatto riposanti, anzi. Se vogliamo mantenerli belli e sani dobbiamo riservare qualche minuto alla loro cura quotidiana. Bastano poche attenzioni, che possiamo riassumere in 5 mosse fondamentali.
Free styling
Dopo lunghi mesi di piastre, prodotti, ferro, anche i capelli si meritano una pausa. Approfittando del sole, asciughiamoli all'aria aperta pettinandoli solo con le dita. Se sono lunghi, mettersi a testa in giù aiuterà a dare loro volume. Per evitare il crespo e l'effetto sauvage, possiamo usare giusto una noce di spuma da applicare con le mani sulle lunghezze e, se proprio siamo patite del liscio à plomb, un colpo veloce di piastra solo sulle punte.
SPF forever
Non tutti ci pensano: come la pelle, anche i capelli devono essere protetti dal sole. È bene applicare la protezione solare sui capelli più volte al giorno, usando gli stessi accorgimenti riservati alla pelle: durante le esposizioni prolungate, applicazioni ogni due ore e sempre dopo il bagno. Per un assorbimento più profondo, meglio stendere la protezione dalle punte verso le radici. Infine, non sottovalutare i raggi in città. Una passeggiata sotto il sole nel parco o in giro per monumenti espone la chioma al sole con effetti simili a quelli in spiaggia o in montagna.
Cambio di taglio organizzato
In estate spesso si desidera cambiare look. Senza smorzare gli entusiasmi, è bene però pensare al nuovo taglio per tempo, non proprio a ridosso della partenza, per permetterci di abituarci alla nuova gestione. E se puntiamo ad accorciare, meglio scegliere un taglio medio che ci consenta di raccogliere le ciocche più facilmente.
Nutrire e idratare
Balsamo, maschera e henné devono essere gli alleati da portare con sé. Prima della partenza, una seduta dal parrucchiere per un bel trattamento ristrutturante aiuterà le ciocche ad affrontare lo stress delle vacanze, mentre durante il soggiorno estivo distinguere l'uso di balsamo e maschera a seconda del capello. Se corti, meglio evitare il balsamo quotidiano, che appesantisce e appiccica, meglio preferire la maschera una volta ogni sette/dieci giorni. Se lunghi, meglio applicare il balsamo dopo il lavaggio cui abbinare un'applicazione settimanale con la maschera. L'uso di henné consente di proteggere capelli e colore.
Colorazione protetta
Il sole non è amico della colorazione. Se poi il capello è sfibrato e rovinato, perde facilmente la tonalità per diventare grigio o verdastro. Un trucco per mantenere il colore vivo è quello di farsi aiutare dal proprio acconciatore chiedendogli di preparare su misura per voi uno shampoo, da usare nel lavaggio dopo l'esposizione al sole, con l'aggiunta di sostanze naturali che rendano i riflessi più intensi. Grano per il biondo, cacao o paprika per il castano, pepe nero per i bruni.
http://www.lastampa.it/2013/07/03/societa/donna/capelli/capelli-perfetti-in-mosse-fNSc2cmu8jzVzbUFI4Ol2O/pagina.html
Subito abbronzata! Come preparare la pelle al primo sole.
BARBARA FERRERO (ALLURE)
L’estate è finalmente arrivata, e anche se le vacanze sono ancora lontane non mancano però le occasioni per un primo “assaggio” di abbronzatura durante il week end: occasioni da cogliere al volo, senza però dimenticare che spesso sono proprio le prime esposizioni ai raggi solari quelle più a rischio per la pelle, soprattutto per chi vuole ottenere al più presto un bel colore dorato. Scegliere fattori protettivi bassi o prolungare eccessivamente il tempo trascorso sotto il sole è inutile e soprattutto dannoso: gli esperti consigliano un spf 50 per le carnagioni chiare, e almeno 30 per quelle olivastre.
Chi vuole ottimizzare i risultati fin dalla primo giorno di sole, può utilizzare specialità che stimolano la produzione di melanina, come quelle della nuova linea Tan Preparer Sun di Lancaster: un’acqua per il corpo da spruzzare sulla pelle almeno 15 giorni prima di esporsi, ed un siero specifico per il viso. Inoltre, per sconfiggere all’istante il pallore invernale si può ricorrere agli autoabbronzanti, che possono contare su formulazioni hi-tech tra le quali si può scegliere a colpo sicuro per coccolare la pelle oltre a colorarla, come Self tanning Vitamin Complex di Transvital, dalle proprietà anti-age e Super Soin Autobronzant Hydratant Corps di Sisley, con un mix di attivi vegetali che assicura la giusta idratazione.
Per ottenere il meglio dall’autoabbronzante è fondamentale l’utilizzo preliminare di un esfoliante che renda perfettamente liscia la pelle. Per questo Collistar ha inserito nella sua linea Abbronzatura Senza Sole il Magico Scrub Viso-Corpo, che mixa ingredienti leviganti e idratanti. Inoltre, sì ad una scelta mirata che tenga conto delle caratteristiche dell’epidermide e delle zone sulle quali si vuole utilizzare il prodotto, no a confondere solare e autoabbronzante. Quest’ultimo infatti è in grado di colorare gli strati cutanei più superficiali ma non ha alcuna funzione protettiva, a meno che non sia arricchito con un fattore specifico.
http://www.lastampa.it/2013/07/01/societa/donna/viso-e-corpo/subito-abbronzata-vb5eiwXtyYlzP5j9JGjqHN/pagina.html
L’estate è finalmente arrivata, e anche se le vacanze sono ancora lontane non mancano però le occasioni per un primo “assaggio” di abbronzatura durante il week end: occasioni da cogliere al volo, senza però dimenticare che spesso sono proprio le prime esposizioni ai raggi solari quelle più a rischio per la pelle, soprattutto per chi vuole ottenere al più presto un bel colore dorato. Scegliere fattori protettivi bassi o prolungare eccessivamente il tempo trascorso sotto il sole è inutile e soprattutto dannoso: gli esperti consigliano un spf 50 per le carnagioni chiare, e almeno 30 per quelle olivastre.
Chi vuole ottimizzare i risultati fin dalla primo giorno di sole, può utilizzare specialità che stimolano la produzione di melanina, come quelle della nuova linea Tan Preparer Sun di Lancaster: un’acqua per il corpo da spruzzare sulla pelle almeno 15 giorni prima di esporsi, ed un siero specifico per il viso. Inoltre, per sconfiggere all’istante il pallore invernale si può ricorrere agli autoabbronzanti, che possono contare su formulazioni hi-tech tra le quali si può scegliere a colpo sicuro per coccolare la pelle oltre a colorarla, come Self tanning Vitamin Complex di Transvital, dalle proprietà anti-age e Super Soin Autobronzant Hydratant Corps di Sisley, con un mix di attivi vegetali che assicura la giusta idratazione.
Per ottenere il meglio dall’autoabbronzante è fondamentale l’utilizzo preliminare di un esfoliante che renda perfettamente liscia la pelle. Per questo Collistar ha inserito nella sua linea Abbronzatura Senza Sole il Magico Scrub Viso-Corpo, che mixa ingredienti leviganti e idratanti. Inoltre, sì ad una scelta mirata che tenga conto delle caratteristiche dell’epidermide e delle zone sulle quali si vuole utilizzare il prodotto, no a confondere solare e autoabbronzante. Quest’ultimo infatti è in grado di colorare gli strati cutanei più superficiali ma non ha alcuna funzione protettiva, a meno che non sia arricchito con un fattore specifico.
http://www.lastampa.it/2013/07/01/societa/donna/viso-e-corpo/subito-abbronzata-vb5eiwXtyYlzP5j9JGjqHN/pagina.html
Estate e lato “B” da esporre: come ottenere l’effetto push-up
Le vacanze sono l’occasione per concedersi l’agognato relax. Ma l’idea di mettere a nudo quelli che possono essere da noi considerati come difetti, spesso può essere causa di malumore. La maggioranza delle donne, per esempio, non è soddisfatta dei propri glutei che, con gli anni, tendono naturalmente a rilassarsi. Oggi tuttavia c’è una tecnica semplice ed efficace per porvi rimedio
LM&SDP
Le tanto desiderate vacanze sono arrivate, o sono in arrivo. E come sempre, la meta più gettonata è il mare, con le sue spiagge gremite e la voglia di tintarella.
L’appuntamento con il Sole non è tuttavia sempre fonte di gioia perché si devono mettere “a nudo” quelli che, secondo noi, possono essere dei difetti fisici: se per gli uomini può essere per esempio la pancetta; per le donne i due maggiori crucci sono la cellulite e i glutei. Questi ultimi, messi sotto accusa per la loro naturale tendenza a rilassarsi.
Per molte, i mesi prima della prova bikini sono infatti dedicati a palestra e massaggi per riuscire a tonificare il lato B che, inevitabilmente, dovrà essere esposto sulla spiaggia. Se tuttavia questi rimedi sono serviti a poco, o per nulla, ecco arrivare un nuovo metodo semplice, efficace e non invasivo che sfrutta gli stimoli elettrici, similmente a quelli della ginnastica passiva. Il metodo si chiama “Vibrance”, e ne parla all’Asca la dottoressa Antonella Castaldo, medico chirurgo perfezionato in chirurgia plastica ed estetica.
«Con il vibrance per esempio è possibile ottenere un notevole effetto push-up dei glutei, senza l’utilizzo di materiali iniettabili o protesi – spiega Castaldo – bensì attraverso l’utilizzo di piastre metalliche simili a quelle che si utilizzano per l’elettrostimolazione».
Il vibrance è, in pratica, una tecnica microchirurgica che si occupa di sollecitare una biostimolazione dei tessuti, ottenendo un effetto volume.
«Con questo particolare trattamento – aggiunge la dott.ssa Castaldo – si ottiene una vera e propria ricostruzione volumetrica, con risultati specifici e modulabili a seconda delle zone da trattare e con il vantaggio di non dover utilizzare alcun tipo di filler o protesi, ma grazie a tre differenti correnti miscelate in sinergia. Queste correnti, regolate a una intensità tale da non essere percepite dal paziente, vengono trasmesse attraverso delle piastre che stimolano la tonicità. Per amplificare al massimo l’effetto è possibile utilizzare in sinergia anche un ago molto sottile, che permette alle fibre elastiche del derma di aderire al corpo dell’ago fino a ottenere una sorta di “autotrapianto” del tessuto».
Sfruttando gli stessi componenti del derma, è così possibile ottenere volumi importanti. La tecnica permette di ottenere buoni risultati senza alterare la fisionomia, senza causare cicatrici né avvallamenti dei tessuti. Il risultato finale è estremamente naturale e dura diversi anni.
La differenza e i vantaggi rispetto al tradizionale filler sono diversi.
«Per cominciare – sottolinea l’esperta – il risultato finale sarà più duraturo rispetto a quello di un intervento con filler che dura per un massimo di 8 mesi. A seconda del paziente, infatti, l’effetto push-up può arrivare a durare anche 2 anni. Inoltre, a differenza dell’acido ialuronico che spesso crea avvallamenti, nel caso del vibrance, l’aspetto della pelle è più omogeneo e addirittura si riesce in alcuni casi ad attenuare i tipici inestetismi della ritenzione idrica».
«E’ importante inoltre sottolineare che il paziente non percepisce alcun tipo di sensazione o fastidio al passaggio della corrente – aggiunge la dott.ssa Castaldo – Un ulteriore vantaggio è dato dal fatto che il trattamento può essere effettuato in qualunque periodo dell’anno, anche a ridosso dell’esposizione solare».
Quali i prezzi e le modalità? Per ottenere gli opportuni risultati sono necessarie circa 10 sedute, che si dovranno ripetere a una distanza di 15 giorni l’una dall’altra – che è il tempo necessario ai tessuti per rigenerarsi totalmente. Ogni seduta, della durata di circa mezz’ora, ha un costo di circa 200 euro.
http://www.lastampa.it/2013/07/05/scienza/benessere/estate-e-lato-b-da-esporre-come-ottenere-l-effetto-push-up-zhpR6fWhCsjzCP2mtHXHvJ/pagina.html
LM&SDP
Le tanto desiderate vacanze sono arrivate, o sono in arrivo. E come sempre, la meta più gettonata è il mare, con le sue spiagge gremite e la voglia di tintarella.
L’appuntamento con il Sole non è tuttavia sempre fonte di gioia perché si devono mettere “a nudo” quelli che, secondo noi, possono essere dei difetti fisici: se per gli uomini può essere per esempio la pancetta; per le donne i due maggiori crucci sono la cellulite e i glutei. Questi ultimi, messi sotto accusa per la loro naturale tendenza a rilassarsi.
Per molte, i mesi prima della prova bikini sono infatti dedicati a palestra e massaggi per riuscire a tonificare il lato B che, inevitabilmente, dovrà essere esposto sulla spiaggia. Se tuttavia questi rimedi sono serviti a poco, o per nulla, ecco arrivare un nuovo metodo semplice, efficace e non invasivo che sfrutta gli stimoli elettrici, similmente a quelli della ginnastica passiva. Il metodo si chiama “Vibrance”, e ne parla all’Asca la dottoressa Antonella Castaldo, medico chirurgo perfezionato in chirurgia plastica ed estetica.
«Con il vibrance per esempio è possibile ottenere un notevole effetto push-up dei glutei, senza l’utilizzo di materiali iniettabili o protesi – spiega Castaldo – bensì attraverso l’utilizzo di piastre metalliche simili a quelle che si utilizzano per l’elettrostimolazione».
Il vibrance è, in pratica, una tecnica microchirurgica che si occupa di sollecitare una biostimolazione dei tessuti, ottenendo un effetto volume.
«Con questo particolare trattamento – aggiunge la dott.ssa Castaldo – si ottiene una vera e propria ricostruzione volumetrica, con risultati specifici e modulabili a seconda delle zone da trattare e con il vantaggio di non dover utilizzare alcun tipo di filler o protesi, ma grazie a tre differenti correnti miscelate in sinergia. Queste correnti, regolate a una intensità tale da non essere percepite dal paziente, vengono trasmesse attraverso delle piastre che stimolano la tonicità. Per amplificare al massimo l’effetto è possibile utilizzare in sinergia anche un ago molto sottile, che permette alle fibre elastiche del derma di aderire al corpo dell’ago fino a ottenere una sorta di “autotrapianto” del tessuto».
Sfruttando gli stessi componenti del derma, è così possibile ottenere volumi importanti. La tecnica permette di ottenere buoni risultati senza alterare la fisionomia, senza causare cicatrici né avvallamenti dei tessuti. Il risultato finale è estremamente naturale e dura diversi anni.
La differenza e i vantaggi rispetto al tradizionale filler sono diversi.
«Per cominciare – sottolinea l’esperta – il risultato finale sarà più duraturo rispetto a quello di un intervento con filler che dura per un massimo di 8 mesi. A seconda del paziente, infatti, l’effetto push-up può arrivare a durare anche 2 anni. Inoltre, a differenza dell’acido ialuronico che spesso crea avvallamenti, nel caso del vibrance, l’aspetto della pelle è più omogeneo e addirittura si riesce in alcuni casi ad attenuare i tipici inestetismi della ritenzione idrica».
«E’ importante inoltre sottolineare che il paziente non percepisce alcun tipo di sensazione o fastidio al passaggio della corrente – aggiunge la dott.ssa Castaldo – Un ulteriore vantaggio è dato dal fatto che il trattamento può essere effettuato in qualunque periodo dell’anno, anche a ridosso dell’esposizione solare».
Quali i prezzi e le modalità? Per ottenere gli opportuni risultati sono necessarie circa 10 sedute, che si dovranno ripetere a una distanza di 15 giorni l’una dall’altra – che è il tempo necessario ai tessuti per rigenerarsi totalmente. Ogni seduta, della durata di circa mezz’ora, ha un costo di circa 200 euro.
http://www.lastampa.it/2013/07/05/scienza/benessere/estate-e-lato-b-da-esporre-come-ottenere-l-effetto-push-up-zhpR6fWhCsjzCP2mtHXHvJ/pagina.html
Iscriviti a:
Post (Atom)




