sabato 18 maggio 2013

Un soffio di colore


Stress e stanchezza si fanno sentire tutto l’anno, ma è in questo periodo che si possono leggere più facilmente sul viso. Risultato: segni d’espressione più marcati, pelle opaca, colorito spento. In attesa – o in sostituzione – di rilassanti e rivitalizzanti week end all’aria aperta, il make up può fare molto per migliorare la situazione, regalando un aspetto fresco e luminoso all'incarnato con l'aggiunta di un impercettibile e naturalissimo velo di colore.

Per ottenere questo risultato, l’alternativa ai cosmetici consueti  - fondotinta, terre, fard – sono le nuove beauty powder: non si limitano, come una semplice cipria a rifinire il trucco e ad opacizzare le zone “lucide” e non servono a modellare il viso creando giochi di chiaroscuro come il fard. Si applicano invece con leggeri movimenti circolari su tutto il viso, utilizzando un pennello morbido, e sono la soluzione ideale soprattutto per  le carnagioni molto chiare, perché riescono ad esaltare il tono naturale della pelle senza forzature, accendendo la naturale luminosità del viso.

Pienamente in sintonia con questi requisiti Les Beiges di Chanel, polvere compatta in cinque tonalità leggera e antiossidante, con  una formulazione ultra-protettiva  ricca di cellule vegetali di fiori di cotone e di rosa bianca. Regala alla pelle un effetto soft focus leggermente iridescente e rosato Diorskin Nude Rose Powder di Dior, che si può  applicare sui tratti in rilievo del viso per amplificare l’aspetto “rosy  nude”. Luminosità e freschezza sono anche gli obiettivi del nuovo Color Touch Highlighter di Pupa, texture modulabile e a lunga durata che riunisce tre diverse tonalità di rosa, da sfumare su guance e zigomi per creare un delicato effetto “bonne mine”.

BARBARA FERRERO (ALLURE)


(a cura di ALLURE)

giovedì 16 maggio 2013

L'importanza delle mani


VERONICA FRASCARI (ALLURE)
Le mani sono la parte del corpo maggiormente esposta agli agenti esterni, quali freddo, vento, umidità e raggi Uv. È’ importante, quindi, prendersene cura ogni giorno con prodotti specifici. I problemi che ci ritroviamo ad affrontare in fatto di cura delle mani sono principalmente tre: arrossamento, screpolatura e le macchie cutanee, sicuramente poco estetiche. L’ultimo trend dei vip è ricorrere alla chirurgia estetica ma, prima di arrivare a questa soluzione estrema, è utile conoscere alcune misure preventive.

Ecco allora come intervenire.

Quando pizzicori e pruriti iniziano ad essere fastidiosi vuol dire che siamo di fronte al problema delle mani arrossate, causato da parametri sotto i valori normali della pellicola idrolipidica. Questa infiammazione può essere curata con creme molto nutrienti dalle proprietà emollienti, ricche di sostanze naturali come glicerina, pantenolo, allantonina e estratti di camomilla. I Coloniali ha pensato alla linea Rituale Mani, nello specifico la crema per pelli arrossate, dalla formula ricca a base di burro di karitè.

Screpolatura e inaridimento sono le due tipiche caratteristiche delle mani secche. In questo caso la prima cosa da fare è favorire la cicatrizzazione delle micro-ferite che si formano sulla superficie della pelle. I prodotti da utilizzare devono dimostrare un’azione occlusiva, ossia devono ridurre l’evaporazione dell’acqua, oltre ad essere nutrienti ed emollienti. Inoltre è importante che siano ricche di antiossidanti, ceramidi e sostanze anti-age. Una soluzione? Hands Beauty Formula di Clinica Ivo Pitanguy, a base di oli essenziali, vitamina E e estratti di gelso bianco.

Infine le macchie cutanee, delle quali sono vittime principalmente le donne over 35,  causate dalla distribuzione non omogenea di melanina. I principali fattori di rischio sono inquinamento, raggi UV e fumo di sigaretta e curarle comporta un utilizzo frequente di esfolianti e schiarenti: i primi levigano la superficie della pelle mentre i secondi sono trattamenti intensivi da farsi prescrivere da dermatologi ed esperti in materia. Se non hai voglia di far intervenire un medico prova Even Better Dark Spot Correcting Hand Cream Spf 15 di Clinique, la crema dalla formula antimacchia con vitamina C e liquirizia, che protegge dai raggi Uva/Uvb.

(a cura di ALLURE)
http://www.lastampa.it/2013/05/16/societa/donna/viso-e-corpo/l-importanza-delle-mani-LTs3Fl5bCN98p8n5n9CTHM/pagina.html

Ecco perché le donne vivono più a lungo


Grazie a una diversa gestione del sistema immunitario, che ne rallenta il declino, le donne vivrebbero più a lungo degli uomini. La scoperta degli scienziati
LM&SDP
E’ un dato di fatto, e molti se lo sono chiesti nel tempo: perché le donne, in media, vivono più a lungo degli uomini?
Questa stessa domanda se la sono posta i ricercatori giapponesi del Tokyo Medical & Dental University Open Laboratory, a cui hanno poi tentato di darvi risposta.

Lo studio, pubblicato sulla versione online della rivista Immunity & Ageing, di BioMed Central, è stato condotto su un gruppo di ambosessi sani di età compresa tra i 20 e i 90 anni, cui sono stati prelevati e poi analizzati dei campioni di sangue.
Il primo dato che si è evidenziato era la diminuzione del numero totale di globuli bianchi, in entrambi i sessi, con l’avanzare dell’età.
Altro riscontro è stato il diminuire, sempre con l’avanzare dell’età, del numero dei neutrofili (o leucociti) in entrambi i sessi, ma il numero dei linfociti si è invece scoperto diminuire negli uomini e aumentare nelle donne a parità di anni d’età.

Un’analisi più approfondita e dettagliata ha permesso ai ricercatori di osservare come il tasso di declino delle cellule T e delle cellule B era più lento per le donne rispetto agli uomini.
Nello specifico, entrambe le cellule T CD4 + e le cellule NK sono aumentate con l’età, e il tasso di incremento è stato maggiore nelle donne in confronto agli uomini. Non solo: un declino di interleuchina IL-6 e IL-10 relativo all’età era peggiore negli uomini.
Altro meccanismo riscontrato era una diminuzione età-dipendente nei globuli rossi per gli uomini, ma non nelle donne.

Questa differenza nella maturazione del sistema immunitario tra uomini e donne, secondo i ricercatori, è uno dei tanti processi che si alterano quando invecchiamo.
«Il processo di invecchiamento è diverso per uomini e donne, per molte ragioni – ha spiegato il prof Katsuiku Hirokawa, principale autore dello studio – Le donne hanno più estrogeni degli uomini che sembrano proteggerle dalle malattie cardiovascolari fino alla menopausa. Gli ormoni sessuali influenzano anche il sistema immunitario, in particolare alcuni tipi di linfociti».

«Poiché le persone invecchiano in percentuali diverse, i parametri immunologici di una persona potrebbero essere utilizzati per fornire un’indicazione della loro vera età biologica», conclude Hirokawa.
Ecco quindi svelato, almeno in parte, il perché le donne vivono in media più a lungo degli uomini.


mercoledì 15 maggio 2013

Fitness per il cervello come tonificare la mente


Si chiama Fit4brain ed è l'ultima frontiera del fitness che spinge ad andare in palestra con un obiettivo insolito: allenare i neuroni. Come? Con un allenamento fisico specifico,
eseguito magari recitando una poesia o eseguendo calcoli. Esercizi di equilibrio, coordinazione e manualità da effettuare anche con gli arti non dominanti.

Una vera e propria ginnastica della mente, in grado di rendere attivi i neuroni e rallentare il naturale processo di invecchiamento. L'allenamento di muscoli e cervello insieme permette di mantenere giovani e in buona salute sia il corpo che la mente.

Del resto è opinione largamente condivisa che di per sé anche il solo esercizio fisico, se costante, fa bene alla testa e nei fatti contribuisce positivamente alla neurogenesi cerebrale. Il cervello adulto, se correttamente stimolato, ha la possibilità di creare nuove connessioni e attivare nuovi neuroni.

Il segreto del Fit4brain inoltre sta nel sovraccaricare la mente facendo lavorare corpo e cervello nello stesso momento: così da costringere i neuroni a migliorare le proprie prestazioni. Quanto alla difficoltà degli esercizi fisici non si tratta certo di un allenamento massacrante con ripetizioni senza fine, ma di una serie di esercizi lenti ideali anche per gli over settanta.
http://salute.ilmessaggero.it/benessere_fitness/notizie/fitness_cervello_tonificare_mente_fit4brain/277634.shtml


Aromaterapia per dimagrire? Annusare gli alimenti


Annusare per dimagrire. Incredibile? Non si direbbe: l’aromaterapia, pare possa essere una tecnica efficace per restare in forma mangiando meno.

A confermarlo un curioso studio di alcuni ricercatori del Centro tedesco per la Chimica degli Alimenti. La ricerca ha analizzato il comportamento di alcuni volontari che hanno annusato dei cibi rinfrescanti, opportunamente aromatizzati.

Annusando un vasetto di yogurt arricchito con un estratto aromatico, sono riusciti a limitare l'appetito. Stando ai dati raccolti i volontari hanno avuto un’assunzione calorica decisamente ridotta rispetto al gruppo di persone campionato a cui non era stato fatto annusare alcun alimento particolare.

Esisterebbero, dunque, cibi particolari con un aroma capace di interagire e condizionare i centri nevralgici che condizionano l’appetito. Quali sono questi cibi secondo la ricerca tedesca? Sedano e finocchio, ad esempio: basterebbe annusarli non appena si avverte un senso di fame irrefrenabile, per perdere l'appetito. Altri studi meno recenti e condotti su animali da laboratorio, avrebbero confermato il potere sul senso di sazietà di alcuni alimenti.

Ad esempio, l’esposizione a intervalli regolari di 15 minuti all’odore dell’olio di pompelmo riduce la fame e il peso corporeo. Stesso discorso vale per l’aglio, la vaniglia, la menta e il prezzemolo. Provare per credere.
http://salute.ilmessaggero.it/alimentazione/notizie/aromaterapia_dimagrire_annusare_alimenti/275969.shtml


Le Nazioni Unite: contro la fame nel mondo, mangiatevi gli insetti


Gli esperti dell’ONU hanno emesso un parere ufficiale secondo cui per aiutare a combattere i problemi di cibo nel mondo si dovrebbero sfruttare gli insetti che sono una fonte di cibo inutilizzato. Anche la FAO concorda, e aggiunge che gli insetti hanno un impatto sull’ambiente meno negativo che l’allevamento del bestiame
LM&SDP
Per qualcuno sono già una specialità; per qualcun altro fonte di ribrezzo e disgusto solo al pensiero. Ma, gli insetti, secondo le Nazioni Unite sono invece una fonte «inutilizzata» di cibo che potrebbe risolvere in gran parte la fame nel mondo.

Se abbiamo idea che mangiare insetti sia un qualcosa che deve essere riservato a chi proprio non ha altro da mangiare, dovremmo ricrederci considerando che al mondo sono già circa 2 miliardi le persone che regolarmente si cibano di insetti.
Gli estimatori di questi “cibi” ritengono che siano una alternativa alla carne e al pesce grazie alla loro ricchezza in proteine, minerali, grassi e acidi grassi che li rendono particolarmente nutrienti.

In commercio si trovano molte specialità a base di insetti, così come nel mondo ci sono già diversi ristoranti e take away che li propongono in diverse maniere: dalle cavallette alle formiche fritte, coleotteri e bruchi in salsa e via discorrendo. Qui, in Italia, sono un po’ più difficili da trovare, tuttavia non è detto che prima o poi si possano trovare comunemente nelle gastronomie e, appunto, nei ristoranti… per finire con i supermercati o mercati rionali.
A ogni modo, anche se ne passerà di tempo prima che noi italiani si possa prendere in considerazione questo tipo di “alimenti”, sia l’Onu che la Fao, ritengono che si dovrebbero invece prendere in seria considerazione da qui in avanti, tenuto conto che ci sono oltre 1.900 specie di insetti che l’essere umano potrebbe tranquillamente mangiare.

Un allevamento di insetti, sostengono alla Fao, ha meno impatto ambientale negativo che non un allevamento animale perché c’è bisogno di meno terreno, acqua, cibo e si riduce anche il problema dei gas serra.
Insomma, fame o non fame, dagli insetti che volenti o nolenti accompagnano la nostra vita e, spesso, ci provocano fastidio, pare non ci sia scampo: un giorno ce li ritroveremo sulla tavola.

domenica 12 maggio 2013

La cellulite arriva dagli alimenti


LM&SDP
Gli specialisti in medicina estetica riuniti a Roma per il XXXIV Congresso nazionale della Società italiana di medicina estetica (Sime), che ha aperto i battenti ieri 10 maggio, discutono del ruolo degli Ages (Advanced Glycation End-products) nella formazione del fastidioso inestetismo estetico conosciuto con il nome di cellulite – una condizione che affligge la maggioranza delle donne.

Questa sorta di inquinamento degli alimenti cotti è «del tutto sottovalutato», commenta all’ADN Kronos il dottor Luigi Rossi, medico specialista in Scienza dell’alimentazione e medicina preventiva e professore dell’Università di Bologna.
Questo più o meno alto inquinamento da Ages degli alimenti, secondo gli esperti dipende soprattutto dalla temperatura, tempo di cottura e presenza di vapore.

«Alimenti cotti ad alte temperature, bevande e cibi ricchi di zuccheri raffinati – spiega il dottor Rosssi – sono una grossa fonte di Ages, complessi molecolari composti dall’unione tra il glucosio e le proteine, in particolare il collagene, che rendono i tessuti cutanei rigidi e fragili, provocando la comparsa delle rughe», e della cellulite.

«Il rischio – prosegue Rossi – aumenta del 13% introducendo un milione di unità Age al giorno, in pratica l’equivalente di una fetta di torta o a 150 grammi di frittura o a 200 grammi di carne alla brace. Le conseguenze dell’accumulo di Ages nell’organismo non si vedono da giovani, ma cominciano a farsi sentire dopo i 35 anni. Non è possibile azzerare l’introito di Ages, ma è possibile ridurlo seguendo una dieta a basso contenuto di zuccheri, privilegiando cibi crudi o cotti al vapore, riducendo il consumo di bevande zuccherate e cibi industriali».

«La cosiddetta cellulite, in termini scientifici “Pannicolopatia edematofibrosclerotica” – sottolinea Emanuele Bartoletti, presidente del congresso – è da sempre al centro dell’attenzione in medicina estetica e ogni anno, in occasione dell’incontro scientifico della Sime, si fa il punto della situazione nella ricerca continua su questo tema. Le novità di quest’anno apportano un significativo contributo alla validazione di nuove metodologie diagnostiche e correttive su questa comune patologia».

Occhio dunque agli Ages, se non vogliamo ritrovarci con una pelle troppo in là con gli “ages”.