domenica 28 aprile 2013

Rimedi Antiage. L'acqua è un vero e proprio cosmetico naturale per la pelle

Combattere le rughe si può: con l'acqua. «Bastano 2 litri e mezzo di acqua al giorno, per mantenere in salute e favorire l'efficacia dei trattamenti di bellezza». Parola del dottor Paolo Mezzana, medico specializzato in chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica e responsabile servizio di dermatologia oncologica USI Casa di Cura Marco Polo, Roma. «Bere meno di un litro e mezzo di acqua al giorno rende meno recettive ai vari rimedi indicati per il ringiovanimento cutaneo», spiega l'esperto che indica il risultato non come una scoperta, ma come un'ulteriore conferma alla correlazione tra il liquido e l'invecchiamento cellulare. «Ovviamente tutto rientra in un giusto stile di vita, fatto anche dalle abitudini. Deve essere assente il fumo, c'è posto per la protezione solare, l'esercizio fisico e una dieta equilibrata. Ma se non si beve una giusta quantità d'acqua, i risultati saranno meno soddisfacenti. Rimane sfatato anche il mito contrario. Chi beve più di quanto consigliato, non si garantisce ulteriori risultati: quindi non servono le quantità oceaniche, ma ci vuole equilibrio». Idratare correttamente il corpo equivale al gesto di spalmarsi una crema per prevenire la secchezza. L'acqua permette di riequilibrare l'omeostasi (stabilità fisiologica del corpo) e di mantenere integre le proprietà plasto-elastiche della pelle. Ricordarsi di leggere le etichette delle bottiglie: le acque non sono tutte uguali. Quelle ricche di minerali, in particolare, contengono elementi fondamentali per la nostra pelle: il ferro, che fa cicatrizzare velocemente le ferite, il selenio e lo zinco, importanti antiossidanti naturali.
http://salute.ilmessaggero.it/salute_donna/notizie/rimedi_antiage._l_acqua_egrave_un_vero_e_proprio_cosmetico_naturale_per_la_pelle/242941.shtml

venerdì 26 aprile 2013

Pa Tuan Chin, la ginnastica cinese che protegge dall' obesità


Si chiama Pa Tuan Chin anche se è meglio conosciuta come ginnastica cinese, la risposta orientale ai problemi cardiovascolari, all’obesità e al rischio di infarto, spesso conseguenze di uno stile

di vita dall'elevato stress psico-fisico e di un’alimentazione sbagliata.
Una serie di tecniche di allenamento che, svolte attraverso una respirazione profonda - diaframmatica -, sono in grado di rimodulare il rapporto tra mente e corpo, considerandoli come se fossero un'entità unica. Il segreto di questa disciplina sta tutto nei dettagli: la posizione sbagliata di una mano o anche solo di un dito rischia di rendere vano l'intero esercizio.

Per questo motivo prima di accingersi a praticare il Pa Tuan Chin è necessario raggiungere un altissimo livello di concentrazione. E' qui che interviene la respirazione profonda, intesa non solo come atto meccanico che permette ai polmoni di caricare e scaricare aria, ma come vera e propria pratica di meditazione: il respiro pervade tutto il corpo e fuoriesce direttamente dalle estremità coinvolte nell'esercizio che si sta svolgendo.

Tempo, costanza e calma sono i fattori alla base del corretto apprendimento della ginnastica cinese. Certo oltre alla disciplina si dovrebbe considerare la possibile revisione delle abitudini alimentari alla luce di quanto tramandato in Cina di generazione in generazione. Piccoli e frequenti pasti e maggiore attenzione al consumo di riso, verdura cotta al vapore, pesce e carni bianche.
http://salute.ilmessaggero.it/benessere_fitness/notizie/lt_div_id_quot_myeventwatcherdiv_quot_style_quot_display_none_quot_gt_pa_tuan_chin_ginnastica_cinese_obesit_amp_agrave_lt_div_gt/258623.shtml


Perdere peso con i funghi


LM&SDP
Avete presente quei funghetti tondi bianchi? Sì? Bene, quelli della varietà agaricus bisporus, meglio conosciuti con il nome di Champignons, pare siano l’ideale per una dieta in cui si voglia perdere peso e, infine, mantenerlo una volta conquistato.

A suggerire di includere nella propria dieta i piccoli funghi bianchi è uno studio condotto dai ricercatori della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health, e finanziato dal Mushroom Council, in cui si è scoperto che possono sostituire degnamente la carne rossa e favorire la perdita di peso.

La ricerca, presentata all’Experimental Biology 2013 e pubblicata su The FASEB Journal, ha visto il coinvolgimento di 73 adulti con un’età media 48,4 anni, di cui l’88 per cento erano donne. Tutti i partecipanti sono stati giudicati in sovrappeso o obesi.
Dopo il reclutamento e le analisi di routine, i volontari sono stati suddivisi a caso in due gruppi: gli appartenenti al primo gruppo dovevano seguire una dieta che prevedeva l’assunzione di circa una tazza al giorno di Champignon, in sostituzione di un piatto di carne rossa. Gli appartenenti al secondo gruppo – quello di controllo – avrebbero seguito una dieta standard, senza i funghi.

Al termine dello studio, durato un anno, le analisi hanno permesso ai ricercatori di trovare che i volontari del primo gruppo – quello che aveva sostituito la carne con i funghi – rispetto al gruppo di controllo avevano perso 3,18 chili (in media il 3,6 per cento del peso iniziale), migliorato il proprio BMI (riducendo i valori di 1,5kg/m2) e la corporatura (si è ridotta la circonferenza del girovita di 6,6 cm) e, infine, sono riusciti a mantenere il peso conquistato.

I risultati di questo studio vanno a confermare quanto suggerito da precedenti ricerche che mostrano come l’utilizzo di alimenti a bassa densità energetica, come per esempio i funghi, al posto di alimenti ad alta densità energetica come la carne (anche tritata e magra), può essere un metodo efficace per ridurre l’assunzione giornaliera di calorie e grassi. Oltre a ciò, i cibi come i funghi, fanno sentire sazi dopo i pasti, riducendo il bisogno di mangiare ancora.
Ecco dunque come perdere peso senza troppe rinunce.

martedì 23 aprile 2013

ecco come rendere le gambe più snelle e toniche in vista dell’estate.


BARBARA FERRERO (ALLURE)
Esiste la formula delle gambe perfette? La risposta arriva da uno studio realizzato dall’associazione dei chirurghi plastici britannici: sì, esiste e si basa sulla combinazione tra la linea delle ossa, che deve essere dritta dalla sommità della coscia fino alla caviglia, e quella dei polpacci, dalla curvatura leggera ma ben pronunciata. E se per la prima decide inderogabilmente Madre Natura, la seconda si può migliorare indossando scarpe con il tacco: elevando il tallone, infatti, aumenta la convessità dei muscoli del polpaccio e la caviglia sembra più sottile.

Ben altri sono i rimedi da adottare se invece le curve sono il risultato di accumuli adiposi, soprattutto sulle cosce, che sono la parte più a rischio anche per quanto riguarda la perdita di tono e compattezza. L’attività fisica innanzitutto, fondamentale per il benessere delle gambe: nuoto, bicicletta, o semplicemente walking  (una camminata a passo spedito di almeno mezz’ora al giorno). Per contrastare gonfiori e ritenzione idrica, ideale una dieta povera di sodio e ricca di vitamine. Ultimo step, il massaggio con un trattamento specifico che, se ripetuto quotidianamente, può dare nel tempo risultati soddisfacenti.

Meglio scegliere formulazioni che consentano di affrontare in modo mirato i diversi inestetismi, come Dermolab Rimodellante Aree Critiche dei Laboratori Deborah Group, specifico per contrastare la perdita di tono dell'interno cosce, mentre il nuovo Celluli Eraser di Biotherm punta su estratto di alga corallina e caffeina pura per prevenire l'accumulo adiposo e regalare alla pelle un aspetto più levigato. E' ispirato alla medicina estetica il Concentrato Biorivitalizzante Anticellulite di Collistar a “effetto mesoterapia” dotato di un esclusivo applicatore. Si spruzza invece direttamente su collant e pantaloni Vesto Slim di Hanorah, che grazie ad una nuova tecnologia si attiva per sfregamento trasferendo i principi attivi dai tessuti alla cute.

(a cura di ALLURE)

Vaccinazioni contro i tumori: verso rimedi sempre più efficaci


LM&SDP
E’ uno studio italiano quello che mostra quali siano i nuovi protocolli sperimentali di vaccinazione a DNA contro i tumori.
Lo hanno condotto i ricercatori del CNR-IFT-Università Campus Bio-Medico di Roma ed è stato pubblicato sulla rivista scientifica Human Gene Therapy.

L’idea è quella di combattere il cancro con una vaccinazione. Un escamotage che impedisca alle cellule tumorali di sottrarsi ai meccanismi di rilevamento e distruzione da parte del sistema immunitario. Da tempo, ormai, questa è divenuta una delle strade principali che i ricercatori di tutto il mondo stanno percorrendo per vincere la battaglia contro il male più conosciuto e, ancora oggi, temuto.

Sebbene gli scienziati mondiali stiamo attualmente sperimentando gli effetti delle vaccinazioni sull’uomo e nei confronti di tumori come quello del colon, il melanoma e i carcinomi del seno e della prostata, lo studio italiano offre tuttavia nuove informazioni per migliorare l’efficacia di questi protocolli sperimentali.

Nella fattispecie, i ricercatori del CNR-IFT e dell’Università Campus Bio-Medico di Roma hanno messo a punto una procedura di trattamento del tessuto muscolare a base di ialuronidasi, che è un enzima in grado di degradare la matrice extracellulare e abbassare le barriere che ostacolano la penetrazione del vaccino all’interno delle cellule. Grazie a questa funzione, l’enzima rende più efficace il successivo trasferimento del vaccino all’interno del muscolo, cosa che avviene per mezzo di una particolare tecnica, chiamata “elettrotrasferimento”.
A questo punto, il vaccino a DNA può raggiungere in quantità maggiore il nucleo delle cellule e mostrare un’efficacia superiore nella stimolazione della risposta immunitaria: ed è proprio quanto dimostrato nello studio italiano.

«L’immissione efficace del vaccino nel muscolo è uno dei problemi delle sperimentazioni in corso – spiega la responsabile del progetto, Emanuela Signori – L’elettrotrasferimento con pretrattamento del muscolo mediante ialuronidasi ha mostrato di supportare meglio il sistema immunitario nella produzione delle cellule incaricate di riconoscere gli antigeni che caratterizzano il tumore e quindi indispensabili a eliminarlo».

Il perfezionamento della tecnica di elettrotrasferimento con pretrattamento mediante ialuronidasi servirà a rendere più efficace tutti i tipi di vaccinazione a DNA. Oggi, oltre che per la cura delle neoplasie, questo tipo di vaccini è già in sperimentazione per il trattamento di patologie infettive come epatite C, malaria e AIDS (causata dall’HIV).

Source: Università Campus Bio-Medico di Roma
http://www.lastampa.it/2013/04/23/scienza/benessere/medicina/vaccinazioni-contro-i-tumori-verso-rimedi-sempre-piu-efficaci-DpjeomHSQhlKg8ft11aNtL/pagina.html



sabato 20 aprile 2013

Caffè: tre o quattro tazzine al giorno possono anche avere effetti benefici


LM&SDP
Il caffè promosso in tutte le sue sfaccettature da un booklet appena uscito dal titolo “Caffe’ e Salute”, scritto in collaborazione con l’Irccs - Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano. Secondo questo lavoro, infatti, il caffè avrebbe anche molteplici effetti benefici – l’importante, come per tutto, è sapere come e quanto assumerne. Tre o quattro tazzine al giorno, nelle persone sane, possono infatti essere una dose accettabile e perfino benefica.

L’informazione è tuttavia sempre basilare.
«Bisogna non fare confusione tra effetti della caffeina e del caffè – spiega infatti Alessandra Tavani, Capo del Laboratorio di Epidemiologia delle Malattie Croniche presso l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri Irccs di Milano – La caffeina della tazzina di caffè è ritenuta responsabile della diminuzione del senso di fatica, dell’aumento della vigilanza e dell’aumento della motilità intestinale».

«Inoltre – prosegue Tavani – la caffeina a dosi appropriate potenzia gli effetti antidolorifici dell’aspirina, aumentandone la biodisponibilità. Altri componenti del caffè (fra cui i polifenoli) potrebbero avere effetti favorevoli prevenendo l’insorgenza delle malattie cardiovascolari, del tumore del cavo orale/faringe, del tumore del fegato, della cirrosi epatica, del tumore dell’endometrio e forse del tumore del colon-retto. Dati molto recenti mostrano che il caffè sembra essere associato a una diminuzione di mortalità totale, anche se i risultati vanno confermati. In sostanza, consumando 3-4 tazzine di caffè, l’individuo sano può godere del piacere di bere un buon caffè senza temere per la propria salute».

Ecco pertanto che la bevanda più amata dagli italiani viene promossa a pieno titolo quale “integratore naturale” di antiossidanti che, accoppiato a una dieta sana che comprenda buone quantità di frutta e verdura, non farebbe che raddoppiare l’apporto di queste utili e preziose sostanze. Ma, come avvertono gli esperti del Mario Negri, la caffeina può avere effetti diversi da persona a persona, per cui è sempre bene non abusarne: d’altronde l’equilibrio ci vuole in tutto.


giovedì 18 aprile 2013

Quando lo stress fa bene


LM&SDP
Quando sentiamo parlare di stress, la prima cosa che ci viene in mente è un qualcosa di negativo.
Noi stessi utilizziamo la parola “stress” quando vogliamo far notare che siamo stanchi, nervosi o appunto “stressati”.
Però, secondo gli esperti, questo non è sempre vero, e non tutto lo stress è negativo o fa del male; anzi, vi sono alcuni tipi di stress che invece pare facciano bene a mente e corpo.

Vivere senza stress – o stimoli – è praticamente impossibile. E anche improponibile: senza motivazioni si sprofonderebbe nella noia totale, quand’anche nella depressione.
Per contro, un eccesso di questi può generare ansia, nervosismo e disagi vari sia a livello mentale che fisico – e, in alcuni casi, anche malattie.
La soluzione, come sempre, si trova nel mezzo, nell’equilibrio. Una giusta quantità di stress, spiegano infatti gli scienziati, migliora prestazioni e salute.

«Una certa quantità di stress è buona cosa – sottolinea nella nota UCB la dottoressa Daniela Kaufer, professore associato di biologia integrativa presso l’Università della California a Berkeley – Serve a condurci a ottimali livelli di vigilanza, prestazioni comportamentali e cognitive».
Lo studio condotto dai ricercatori UCB mette in luce proprio come lo stress acuto, di breve durata e non cronico, stimola il cervello per migliorare le prestazioni.

Insieme alla collega Elizabeth Kirby, la professoressa Kaufer ha sperimentato gli effetti dello stress su modello animale, scoprendo che brevi ma significativi eventi stressanti causavano la proliferazione di cellule staminali in nuove cellule nervose nel cervello. Dopo due settimane, poi, miglioravano le prestazioni mentali.
«Ritengo che eventi stressanti intermittenti siano probabilmente ciò che mantiene il cervello più vigile, e si eseguono meglio i compiti quando si è attenti», ha aggiunto Kaufer.

Poiché l’intento dei ricercatori era anche osservare come sia lo stress acuto che cronico possano influire sulla memoria, in questo studio ci si è focalizzati sull’ippocampo – quella regione del cervello coinvolta proprio con la memoria e che è molto sensibile agli ormoni dello stress, i glucocorticoidi. L’ippocampo è anche una delle due aree cerebrali che generano nuove cellule negli adulti.
La ricerca si è concentrata sulle cellule staminali neurali: cellule che sono ritenute una sorta di cellula cerebrale generica o progenitrice che, a seconda degli inneschi chimici, può maturare in neuroni, astrociti o altre cellule cerebrali.

Il problema della memoria, quando l’ippocampo è sottoposto a stress, è legato alla produzione dei nuovi neuroni. Lo stress cronico pare infatti sopprimere la produzione di nuovi neuroni da parte dell’ippocampo, per cui si ha un’alterazione della memoria.
Non solo: lo stress cronico ed elevato, si sa, aumenta i livelli di ormoni dello stress circolanti nell’organismo e, questo, predispone al rischio di sviluppare malattie cardiache, depressione e anche obesità. Dello stress acuto e dei suoi effetti invece si sa ancora poco, fanno notare gli autori.

Si è così proceduto a osservare gli effetti dello stress acuto nei modelli. Le azioni stressanti hanno prodotto livelli ci corticosterone pari a quelli che si verificano nello stress cronico, tuttavia questo fenomeno è durato soltanto poche ore. A differenza dello stress cronico, questo evento ha fatto raddoppiato la proliferazione di nuove cellule cerebrali nell’ippocampo .
I test di memoria, condotti dopo l’esperimento hanno mostrato che i topi “stressati” ottenevano i risultati migliori. Questo tuttavia si notava con più evidenza dopo due settimane dall’esperimento che non due giorni dopo.
«In termini di sopravvivenza – sottolinea Kaufer – la proliferazione delle cellule nervose non aiuta subito dopo lo stress, perché ci vuole tempo affinché le cellule maturino, e divengano neuroni funzionanti».

I risultati completi dello studio sono stati pubblicati sulla versione online della rivista scientifica eLife, e suggeriscono alfine che in un ambiente normale, in cui vi siano stimoli stressori acuti nella norma, questi possono mantenere gli esseri viventi in uno stato attivo di vigilanza, e con un maggiore discernimento su cosa sia una reale minaccia o non lo sia.
In sostanza, un po’ si stress può anche essere positivo e mantenerci più efficienti e vigili.